The China Study: il capitolo 13 e l’esecrabilità del sistema dell’allevamento industriale

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The China Study: il capitolo 13 e l’esecrabilità del sistema dell’allevamento industriale

Il dottor Colin Campbell, ricercatore statunitense, ci racconta nel capitolo 13 del suo “The China Study” come mai la dieta vegana, salvavita anche per l’umanità, non è ancora seguita dalla maggior parte degli esseri umani.


Chi è T. Colin Campbell

Colin Campbell è un biochimico statunitense, che ha dedicato buona parte della sua vita di ricerca alla nutrizione e ai collegamenti tra essa e le maggiori patologie presenti nel popolo americano, anche se possiamo ben dire nel popolo occidentale intero: malattie cardiovascolari, cancro, diabete, malattie autoimmuni. Non si può dire che il dottor Campbell sia un antispecista convinto: buona parte dei capitoli iniziali del suo libro magistrale “The China Study” riportano risultati di esperimenti compiuti sugli animali. Questo addolora chi si batte contro questo tipo di sperimentazione ma in questo caso avvalora forse di più la conclusione a cui il biochimico è giunto poiché non lo si può accusare di fanatico animalismo.

The China Study

Il libro che porta questo titolo e che Campbell ha scritto insieme al figlio, Thomas M. Campbell II, riporta i risultati di 27 anni di ricerche in campo della nutrizione e di un’analisi comparata tra l’insorgenza delle malattie tipiche della società occidentale negli USA, con il suo stile alimentare ricco in grassi e carne, e in Cina, nella popolazione rurale, dove le proteine animali costituivano un 10% totale dell’alimentazione dei contadini cinesi, almeno all’epoca dello studio. Lo studio dimostra in entrambe le sezioni come l’assunzione di proteine animali favorisca l’insorgere di tali malattie e diminuisca l’efficacia degli agenti antitumorali. Infatti tali malattie erano pressochè sconosciute nei cinesi di fascia rurale (oggi chissà, con l’occidentalizzazione della Cina…). Questo in poche, pochissime parole il sunto del libro.

Il capitolo su cui mi voglio invece soffermare approfonditamente è il capitolo 13, in cui il dott. Campbell racconta come questa verità scientifica è stata accolta all’epoca dall’establishment scientifico o pseudoscientifico, viene da dire. Questa scelta la faccio perché convinta che questo connubio tra mondo scientifico-accademico e industria sia ancora forte e decisivo: tutte le volte che sento parlare di quanto il mondo delle grandi imprese debba entrare nel mondo dell’istruzione tremo, come di fronte a un serrarsi di porte, quelle della ragion critica che non avrà più la possibilità di immaginare qualcosa che non sia asservito ai loro interessi. Il capitolo 13 ce ne dà un assaggio.

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Inizia il “calvario” nel 1978

Nel 1978 il dott. Campbell, preso un anno sabbatico dalla sua Università, la Cornell University, si reca a Bethesda, cittadina del Maryland e viene incaricato dalla sua Associazione, la FASEB (Federation of American Societies for Experimental Biology), a entrare in un nuovo comitato che avrebbe avuto l’incarico di “decidere quali sani consigli nutrizionali offrire al pubblico”. Nel frattempo la National Academy of Sciences stava vivendo una disputa tra il suo presidente Phil Handler e la commissione a essa interna che si occupava di cibo e nutrizione sul tema cancro, un tema ad altissima carica emotiva. Il presidente aggirò la commissione i cui esponenti avevano stretti rapporti con le industrie dei latticini e delle uova e nominò un gruppo di scienziati esterni alla commissione che redigessero nel 1982 un rapporto dal titolo Diet, Nutrition and . Tra questi scienziati c’era il nostro dott. Campbell.

Una prima emblematica riunione

Nel 1980 si tenne una prima riunione del gruppo. Subito il presidente, Tom Jukes, fece girare una proposta di comunicato stampa con la lista delle “frodi” alimentari. In mezzo a tali frodi spiccavano gli obiettivi dietetici del dott. McGovern, ovvero suggerimenti a diminuire il consumo di carne e grassi e ad aumentare il consumo di frutta e verdura per diminuire il rischio delle malattie cardiovascolari. Tali obiettivi erano descritti come “ciarlataneria”.

Il nostro eroe si fida del professor Alf Harper, da lui noto come eminente accademico, “che aveva sempre goduto della mia massima stima sin dai tempi del MIT”, forse trascurando che il 10% del reddito di tale signore, per sua stessa ammissione, proveniva “dai servizi prestati alle aziende alimentari, fra cui più d’una grande azienda casearia”. Forse un po’ troppo ingenuamente pensando di trovare una mente lucida e scientificamente onesta Campbell gli mostra questa parte del comunicato e gli dice sconvolto “hai visto qui?”. Il dott. Harper sospende la pubblicazione del comunicato perché “ci sono stimatissimi colleghi che potrebbero non concordare necessariamente con questa lista”.

Alla seconda riunione, nel 1981, l’indicazione della via che doveva seguire il gruppo, ricordo ancora un gruppo che doveva informare circa il legame tra dieta e cancro, era quella, come riporta Campbell nel libro, di “pubblicizzare l’idea che sostenere un maggior consumo di frutta e verdura e un minor apporto di carne e di alimenti ricchi di grassi era di per sé una frode”. Inoltre Bob Olson, esponente di spicco del gruppo, consulente largamente retribuito dalle industrie produttrici di uova, aveva intenzione di riformare il comitato ed estromettere Campbell.

Il nostro eroe riferisce il tutto alla nuova presidente dell’Associazione, prof. Doris Calloway dell’Università di Berkeley, che abolisce il comitato.

Ma Bob Olson e i suoi non restano a guardare.

Le acque si sono mosse: riportiamole in calma

Olson e i suoi si rivolgono allora all’organizzazione American Council on Science and Health (ACSH) che dichiara di occuparsi di cibo, salute, stili di vita, ambiente e chi più ne ha più ne metta. L’ACSH dice di essere “un’organizzazione indipendente, no profit ed esente dalle imposte”, che riceve però “il 76% dei finanziamenti da aziende e donatori del mondo aziendale, in base al National Environmental Trust”, in base al quale dichiara che “il colesterolo non è associabile alla cardiopatia, l’impopolarità delle irradiazioni degli alimenti…non ha basi scientifiche, non si dovrebbero attuare restrizioni dei combustibili fossili per il controllo del riscaldamento globale” e altre amenità “ambientaliste” di questo genere.

Ovviamente non è difficile concludere che Olson e i suoi apprezzavano molto la “lungimiranza” di una tale associazione per difendere a tutti i costi la “sana dieta americana” a base di carne e grassi, come amavano chiamarla.

L’Istituto Americano per la Ricerca sul Cancro

Campbell nel frattempo continua a lavorare al rapporto che esce appunto nel 1982, dove viene incoraggiato il consumo di frutta, verdura e cereali integrali a scapito degli alimenti animali ricchi in grassi. Dopo due settimane il Council on Agriculture, Science and Technology (CAST), un influente gruppo di interesse dell’industria dell’allevamento, produsse un rapporto “antagonista” di ben 56 esperti, tra cui naturalmente Olson, Harper e Jukes, che esprimevano la massima preoccupazione sui possibili effetti del rapporto del NAS.

Questo secondo rapporto fu inviato immediatamente a tutti i 535 membri del Congresso degli Stati Uniti. Inutile nominare chi si associò alle preoccupazioni del Cast: federazione di produttori carni bovine, pollame, carni suine, caseari, uova etc che non credo proprio avessero tanti strumenti per giudicare scientificamente cosa provoca il cancro e cosa lo riduce.

Così Campbell affida il rapporto NAS all’Istituto Americano per la Ricerca sul Cancro che lo accoglie, affida a Campbell un posto come consulente scientifico e ne fa dei principi guida per combattere il cancro. Apriti cielo: Campbell scrive “fui sorpreso dalla particolare asprezza delle interferenze governative: gli uffici delle procure generali nazionali e di stato mettevano in discussione lo stato dell’AICR e le sue procedure di raccolta fondi. Il Ministero delle Poste americano si gettò nella mischia, mettendo in dubbio che l’AICR potesse servirsi delle poste per divulgare informazioni-spazzatura”. Ma l’apice lo raggiunse l’Associazione americana per la Lotta contro i Tumori: mise in circolo nelle sue sedi un comunicato che sosteneva che il presidente scientifico dell’AICR, per l’appunto lo stesso Campbell ma senza farne il nome, era “a capo di un gruppo di “otto o nove” medici screditati, diversi dei quali avevano scontato un periodo di detenzione” Campbell riferisce: “si trattava di una montatura totale: non riconobbi neppure i nomi dei medici screditati e non avevo idea di come fosse nata una storia così perversa”

Nella campagna diffamatoria contro l’AIRC entrarono naturalmente anche alcune industrie casearie che diffusero il comunicato. Campbell conclude: “le industrie alimentari, farmaceutiche e mediche stavano rivelando la loro vera natura tramite o parallelamente all’Associazione americana per la lotta contro i tumori e al Consiglio nazionale dei produttori caseari. La prevenzione del cancro mediante un’alimentazione di origine vegetale a basso costo e a basso profitto non era ben accetta alle industrie alimentari e medico-farmaceutiche”

Riflessioni di Campbell

A parte la disavventura personale che fortunatamente non gli è costata la carriera, Campbell riflette sulla confusione che tutto questo ingenera nel pubblico di consumatori. A chi dovevano dare ascolto? A quale dei due rapporti? Quale scienziato poteva ai loro occhi avere più credibilità rispetto a un altro con la stessa preparazione e fama? Campbell conclude: “solo chi conosce a fondo i meccanismi interni al sistema può discernere tra una posizione sincera basata sulla scienza e un’opinione falsa e opportunista. Sono stato parte del sistema per molti anni lavorando ai massimi livelli e ho visto abbastanza per poter dire che la scienza non è sempre sinonimo di onesta ricerca della verità come molti credono. Troppo spesso essa riguarda il denaro, il potere, l’ambizione e la protezione degli interessi personali a danno del bene comune.”

Cosa dire?

Qualsiasi aggiunta a questo punto sembra scontata. Il potente intreccio tra interessi economici e potere decisionale è a tutti noto, un po’ meno forse quello tra interessi economici e dibattito scientifico. Si ritiene che la scienza debba essere libera e la ricerca pura, e questa è una specie di fede cieca che la nostra società tecnologica ha sviluppato, non rendendosi conto che l’unico vero potere che tutto decide è quello economico, e che anche la scienza è nelle sue mani.

Campbell fa ricerca sugli animali e questo non lo posso accettare come antispecista, ma quando penso a come possiamo rinunciare a questa pratica scientifica mi chiedo quali siano gli interessi economici dietro. L’economia come la conosciamo, quella che si è sviluppata dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Industriale in poi è figlia dello specismo e ad esso è connaturata: come non gliene importa degli animali non gliene importa delle altre persone e della loro salute, perché è l’Altro che non ha valore.

Lo specismo ha come base “Io valgo di più dell’Altro” perché parte dalla frattura tra il Sé e l’Altro, non dall’unione. Se vuoi cambiare frutto cambia pianta: se vogliamo arrivare un giorno a trovare un sistema migliore per sopravvivere, un mezzo che non sia corroso dall’avidità dobbiamo ritornare all’unione con il Tutto e ricucire quella fratture che sempre più ci porta a comportarci come atomi isolati, presi soltanto dal proprio personale interesse.

Francesca Decandia
Progetto Vivere Vegan ODV
29 maggio 2020

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La scimmia antispecista
A cura di Francesca Decandia, naturalista, insegnante di sostegno, attivista vegan impegnata nella transizione da una società specista a una antispecista.


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