Pasqua: ancora vittime innocenti, ma piccole luci brillano

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Pasqua: ancora vittime innocenti, ma piccole luci brillano

La Pasqua si avvicina portando con sé le sue tradizioni. A prescindere da come ognuno la pensi in fatto di religione, è innegabile che molti seguano soprattutto i “riti” legati alla tavola, non rinunciando alla colomba pasquale e all’agnello: il primo simbolo di Pace, l’altro di sacrificio. Ma per i più sono solo un dolce e un secondo e la grande distribuzione, naturalmente, ne approfitta, riempiendo gli scaffali di entrambi, scatole colorate e corpicini scuoiati.

Il sacrificio degli agnelli

Ma perché ancora oggi continuare a sacrificare un essere senziente? Le persone si schierano su due fronti: da una parte chi si adopera per salvare questi agnellini appena nati e dal destino segnato; dall’altra chi vede in questi piccoli esseri (senzienti) solo pietanze succulente. Le due parti difficilmente si incontrano per uno scambio di idee, soprattutto per la riluttanza dei secondi. Eppure, alcune volte, eccezionalmente, scatta la scintilla. Deve essere per forza così, altrimenti non si spiegherebbe il numero crescente di chi l’agnello lo vuole vivo accanto alla propria mamma e non nel piatto, morto, nato per una vita breve, senza gioie.

L’empatia e la compassione

Chi si sofferma a pensare e vuole capire (che poi per capire, basterebbe osservare e prendere atto di quello che si vede), potrà facilmente constatare come tutti i cuccioli di animali amano la vicinanza della mamma, amano giocare con i fratelli e con i loro coetanei, amano saltellare e correre, amano gioire.

Cosa impedisce alla maggioranza delle persone umane di provare empatia e compassione per esseri che non hanno mezzi per difendersi- che siano gli agnelli a Pasqua o tutti gli altri animali da reddito che muoiono tutti i giorni nella più crudele normalità? Che la risposta sia banalmente l’ingordigia, l’abitudine e il godimento nel consumare una pietanza senza pensare che si sta mangiando la vita di un altro?

Rispettare il diverso, proteggere l’indifeso

Noi umani siamo dotati di intelletto, per pensare e ragionare e questo dovrebbe portarci verso una sola direzione: aiutare i più deboli, rispettare l’altro, proprio perché “diverso” nella sua unicità.

Nella storia, persone famose si sono pronunciate in la difesa degli animali e oggi contiamo molti cosiddetti “vip” che mettono la faccia e si adoperano insieme a tante persone comuni, per bloccare questa mattanza. Sono piccole luci in un buio esteso, che è la grande massa, però brillano.

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