Macachi clonati, tristezza infinita.

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Immagine tratta dal video visibile su: Repubblica.it

Clonati due macachi da un gruppo di scienziati cinesi. Si ripete l’esperienza della pecora Dolly. La Scienza continua sulla strada dell’arroganza, del potere, del dominio sui più deboli.

Ci riempie il cuore di tristezza la recente notizia della “nascita” per clonazione di due macachi. Tutti ci ricordiamo della pecora Dolly, la sua immagine fece il giro del mondo, era il 1996. Che fine ha fatto Dolly? Morì poco prima di compiere sette anni, per complicazioni da un’infezione polmonare e ora il suo corpo imbalsamato è conservato nel Royal Museum di Edimburgo.

Ora tocca a questi due piccoli esseri indifesi. Li vediamo rinchiusi nell’incubatrice, come fossero “bambine umane”, due scimmie dai nomi Zhong Zhong e Hua Hua. Nell’immagine diffusa una delle due cerca disperatamente una via di uscita da quelle pareti trasparenti. Cuccioli circondati da peluche invece che accanto a una mamma, come la natura vorrebbe.

In questo caso meno che mai ci interessa l’aspetto scientifico, i progressi fatti dagli scienziati cinesi, (della Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience di Shanghai, coordinata da Qiang Sun) e la messa a punto del “metodo Dolly”, che ha portato a questo risultato. Noi certo non plaudiamo a queste pratiche, anche se c’è chi evidenzia che, con l’utilizzo di animali clonati diminuirà il numero di quelli destinati a scopi scientifici (vivisezione) perchè si partirà da individui selezionati, così da ridurre la variabilità e l’errore statistico. Ma si può ridurre l’orrore?

Nonostante la crescente sensibilità verso il rispetto della vita animale persiste forte l’idea di dominio verso coloro che non possono difendersi. E le voci di dissenso e condanna dell’esperimento cinese, animalisti a parte, vengono da chi si preoccupa non della manipolazione delle vite di poveri animali, ma solo del fatto che le scimmiette sono pericolosamente simili a noi. Ancora una volta una visione del tutto antropocentrica.

Noi auspichiamo un futuro di pace e di rispetto, una vita in armonia con chi ci circonda, la natura e gli animali. Invece si prospetta un mondo dove i potenti (gli animali umani) potranno compiere le peggiori azioni verso i deboli, animali umani e non, indifesi.

Sembra che parole quali etica, empatia, compassione, siano destinate ad essere desuete e che invece arroganza, potere, dominio, sempre più attuali. Questo non deve impedirci di impegnarci perchè il futuro possa essere diverso.

Progetto Vivere Vegan

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A proposito dell'Autore

Progetto Vivere Vegan

Associazione di volontariato attiva dal 2001, che promuove la cultura vegan come condizione necessaria per eliminare la sofferenza degli animali non umani.

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