Le intelligenze della Natura: dalla gerarchia alla cooperazione

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Può dirsi intelligente una specie che distrugge l’ambiente di vita da cui dipende? Cosa intendono gli esseri umani per intelligenza? Quali altre forme di intelligenza esistono in Natura? In questo articolo approfondiamo l’intelligenza di sciame e l’intelligenza delle piante, che ci insegnano che è possibile cooperare e ottenere risultati eccezionali senza applicare forme di leadership e di gerarchia.


Specchio delle mie brame, chi è il più intelligente del reame? Metafora per eccellenza della coscienza, lo specchio può essere usato per guardarsi dentro, oppure, come fa la matrigna di Biancaneve, per avere conferme della propria superiorità. L’essere umano è così convinto di essere la specie più intelligente della Terra, da sentirsi in diritto di assoggettare gli animali e la Natura tutta.

La rappresentazione gerarchica dell’intelligenza umana

Sebbene scientificamente non sia corretto, nel senso comune è diffusa la rappresentazione della macchina umana come un sistema gerarchico, di cui il cervello è al comando. Il cervello ha la funzione del leader, del direttore che organizza, pianifica, monitora, corregge e tiene le redini del tutto, esercitando un controllo centralizzato che permette alla macchina di funzionare correttamente. Gli altri organi sono i manager, mentre la periferia esegue gli ordini.

L’essere umano applica questa rappresentazione gerarchica non solo a sè, ma anche alla Natura e al rapporto con l’ambiente. Basta guardare un documentario per accorgerci che leggiamo le relazioni tra gli animali in termini di dominanza: individuiamo chi è il capo branco (l’individuo alfa) e diamo grande valore al momento della caccia, quando il più forte mangia il più debole. E noi mangiamo tutti! Poichè ci sentiamo la specie più intelligente del creato, ci collochiamo al vertice di una piramide ideale, una posizione di dominio dalla quale tutto ci è concesso. Lo specchio della matrigna dice all’essere umano che è il più bello del reame, il re indiscusso del regno della Natura.

L’intelligenza di sciame degli stormi

La nostra rappresentazione di intelligenza ci lusinga, perchè ci pone al centro del creato, ma allo stesso tempo ci isola dalla Natura e ci impedisce di apprezzare le competenze degli altri animali quanto più sono diverse dalle nostre. Per superare i limiti dell’antropocentrismo, dobbiamo sforzarci di conoscere e riconoscere le altre forme di intelligenza. Osservando il comportamento collettivo degli animali (gli stormi di uccelli, i branchi di pesci, le comunità di api e formiche, le mandrie) scopriamo la così detta intelligenza di sciame [1].

Le magnifiche forme che uno stormo di uccelli disegna in cielo sono frutto del coordinamento diffuso, che origina dalla capacità di ognuno di coordinare la direzione di moto e la velocità con gli uccelli che ha accanto. Negli stormi, ogni individuo interagisce con i suoi primi 7-8 vicini, generando un allineamento che si propaga da uccello a uccello e dà vita alla coordinazione globale del gruppo.

Comportamento collettivo e auto-organizzazione

Nello stormo le decisioni (come il cambio di direzione o l’atterraggio) vengono determinate collettivamente attraverso un meccanismo di amplificazione delle fluttuazioni locali. Non c’è un disegno globale predefinito, nè un leader che indica la via. Le decisioni si diffondono all’intero stormo, che si muove come fosse un corpo unico. Il gruppo funziona in modo coeso, perchè la coesione aumenta le probabalità di sopravvivenza: i veloci cambi di forma, densità e direzione confondono il predatore, che non riesce a focalizzare l’attenzione su un individuo specifico.

Quella dello stormo è una forma d’intelligenza collettiva, molto superiore alla somma delle intelligenze dei singoli individui. Il coordinamento decentralizzato, basato sull’applicazione scrupolosa di regole di comportamento locali, è chiamato auto-organizzazione (Camazine, Deneubourg, Franks [2]). Il comportamento collettivo auto-organizzato genera delle proprietà emergenti: semplici regole portano a risultati complessi, cioè le bellissime forme che osserviamo in cielo.

L’intelligenza delle formiche

L’auto-organizzazione ci aiuta a capire anche il funzionamento dei formicai [3]: la singola formica prende decisioni molto semplici, ma il formicaio nel suo insieme è un superorganismo capace di compiere scelte e operazioni assai complesse e intelligenti. Un esempio? Un tipo di formiche, dette tagliafoglie, per costruire i loro nidi smuovono fino a 40 tonnellate di terreno e realizzano un intricato ed efficientissimo sistema di cunicoli, stanze e gallerie. Le cantine dove conservano le foglie tagliate sono dotate un sistema di aerazione che permette di ottenere il grado di umidità necessario alla conservazione delle foglie tagliate e alla coltivazione dei funghi, che costituiscono il principale nutrimento della colonia.

Le formiche riescono a fare tutto questo in maniera decentralizzata e auto-organizzata senza seguire nessun progetto globale, senza nessuna struttura gerarchica, senza nessun direttore dei lavori che impartisca gli ordini, senza alcun supervisore che monitori. L’intelligenza di sciame non prevede il controllo centralizzato o la presenza di un leader. Gli sciami ci insegnano che essere intelligenti non vuole dire necessariamente creare gerarchie. Sopravvive chi si coordina.

L’intelligenza delle piante

Anche le piante hanno molto da insegnarci. Stefano Mancuso [4], botanico e fondatore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (Linv), ci aiuta a comprendere l’intelligenza vegetale, che spesso sottostimiamo a causa delle grandi differenze esistenti tra noi e le piante. La differenza più eclatante è dovuta al fatto che noi animali siamo individui (dal latino in dividuus), per definizione non divisibili: il nostro funzionamento dipende da organi specializzati (cervello, stomaco, reni, cuore…), che non possono essere danneggiati. Siamo organizzazioni centralizzate efficienti, ma anche fragili: basta attaccare i centri di comando e il corpo muore.

Al contrario, le piante non sono individui, ma organismi diffusi e divisibili. Il segreto del loro modello evolutivo è la modularità: le funzioni, che gli animali concentrano negli organi, le piante le distribuiscono in tutto l’organismo. Decentrare è la loro parola d’ordine.

Il cervello diffuso

La pianta non è un individuo, la pianta è una rete. Possiede un vero e proprio cervello diffuso, collocato nelle radici. Il paragone tra l’apparato radicale della piante e il cervello animale non è solo un modo di dire. I ricercatori del Linv hanno scoperto che nella regione dell’apice radicale esiste una zona di transizione, spessa non più di un millimetro, le cui cellule sono molto simili a quelle neuronali, perchè sono capaci di connettersi e di effettuare trasmissioni sinaptiche. Ogni singolo apice di una radice è in grado di percepire e monitorare simultaneamente almeno 15 differenti parametri chimici e fisici, che comunica agli apici vicini.

L’intero apparato radicale guida la pianta come una sorta di cervello collettivo. Gli apici lavorano in modo decentralizzato e in parallelo come tanti agenti esploratori, che scandagliano il suolo per raccogliere informazioni necessarie alla nutrizione e alla crescita della pianta. L’intelligenza delle piante è distribuita su una superficie enorme, ma possiamo rimuovere anche il 90% dell’apparato radicale e le piante continuano a funzionare benissimo.

Reti e mutuo appoggio

La pianta non è un individuo, è una colonia. Le piante di un bosco si comportano come un organismo unico: quelle vicine si connettono attraverso le radici per passarsi informazioni sullo stato dell’ambiente e per scambiarsi i nutrienti e l’acqua. Lavorano in rete in base al criterio del mutuo appoggio: si prendono cura degli alberi più deboli e dei più piccoli. Gi alberi più piccoli vengono nutriti dalla comunità, fino a quando non diventano autonomi, cioè alti abbastanza da intercettare la luce e fare la fotosintesi. Le piante ci insegnano che essere intelligenti non vuole dire necessariamente essere dominanti. Sopravvive chi si mette in rete.

Un cambiamento di paradigma dalla gerarchia alla cooperazione

La Natura ci insegna che esistono forme di intelligenza diverse e che la vita sociale può essere regolata efficacemente senza necessariamente applicare i principi dell’ordine gerachico e della dominanza. In realtà, come abbiamo premesso, anche la nostra intelligenza non funziona nel modo in cui comunemente la rappresentiamo. Sicuramente il sistema nervoso centrale ha un ruolo molto importante, ma non c’è una separazione netta tra il cervello (il capo che detta legge) e il resto del corpo (la periferia che esegue gli ordini). Il cervello stesso si dirama in tutto l’organismo grazie al sistema nervoso periferico e la così detta periferia ha un ruolo fondamentale nell’inviare informazioni sul mondo interno ed esterno, informazioni che permettono la regolazione psicofisiologica grazie a meccanismi chiamati a feedback retroattivo. Insomma, il nostro organismo è un tutto integrato, il cui funzionamento è di gran lunga superiore a quello della somma delle singole parti. L’intelligenza umana è la proprietà emergente di questo sistema complesso.

Il criterio gerarchico è poco utile a comprendere la Natura: le forme di intelligenza non sono ordinabili secondo una scala dal meno intelligente/evoluto al più intelligente/evoluto. Piuttosto, la scienza ci dice che le intelligenze sono diverse qualitativamente, perchè ognuna è funzionale all’adattamento rispetto alle caratteristiche della specie e al suo habitat. In base al criterio dell’adattamento all’ambiente, noi umani non siamo così intelligenti come crediamo: la nostra voglia di imporci sugli altri animali e sulla Natura ha creato un mondo pieno di sofferenze, ingiustizie e gravi squilibri dell’ecosistema. Abbiamo così impoverito la Terra che rischiamo di non avere più un ambiente idoneo neanche alla nostra stessa vita (questo non è molto intelligente!).

Per cambiare abbiamo bisogno di imparare dagli stormi di uccelli, dalle formiche e dalle piante, che ci insegnano che è possibile ottenere risultati strabilianti quando le parti cooperano tra di loro. Pensare in termini di cooperazione rappresenta un cambiamento di paradigma in grado di modificare radicalmente la nostra relazione con l’ambiente. Realizzare che noi umani e tutti gli esseri viventi facciamo parte della Natura, che costituiamo un unico sistema vivente, può farci fare scelte più sagge e più etiche per vivere in un mondo migliore.

Tiziana Franceschini
Progetto Vivere Vegan


[1] Comportamenti complessi, Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr
[2] S. Camazine, J.L. Deneubourg, N.R. Franks et al. (2001), Self-organization in biological systems, Princeton (N.J.).
[3] Donato A. Grasso (2018), Il formicaio intelligente. Come vivono e che cosa possono insegnarci i più sociali tra gli insetti, Zanichelli.
[4] Stefano Mancuso (2019), La nazione delle piante, Laterza.


testo © Tiziana Franceschini – Foto di Beverly Buckley da Pixabay
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A proposito dell'Autore

Tiziana Franceschini

Psicoterapeuta, scrittrice, insegnante di ginnastica posturale, yoga e mindfulness. Con il metodo il corpo in relazione propone laboratori per la consapevolezza. Lavora in ambito cinofilo per il sostegno della comunicazione non verbale e del legame di attaccamento con gli animali. www.tizianafranceschini.com

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