“L’Assemblea degli Animali”: la favola selvaggia di Filelfo

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Nel suo libro “L’Assemblea degli Animali” Filelfo, pseudonimo di un misterioso quanto colto e sensibile autore, ci racconta come gli animali sanno e come cercano di fare resistenza. Stanchi dell’atteggiamento distruttivo dell’Uomo, si riuniscono in Assemblea per decidere come insegnare alla specie umana il rispetto per la Casa Comune e tutti i suoi abitanti.


Filelfo così si descrive: nato in Grecia da famiglia di origine italiana. La sua appartenenza a quella cultura che fu culla dell’Occidente è chiara. Il suo è uno pseudonimo che però racconta molto dell’autore che dietro di esso resta celato: a partire dall’antica cultura classica arriviamo all’epoca tardomoderna dove la situazione ci sta sfuggendo di mano.

A questo punto la storia inizia e narra di un corvo che sta volando nel cielo per recarsi ad una particolare assemblea: gli animali, dopo i terribili incendi in Australia, si stanno riunendo per discutere proprio della specie umana e dell’impatto devastante che sta avendo sulla casa comune: il Pianeta Terra.

Coscienza animale

Filelfo ci dice che gli animali, quando vengono al mondo, “sanno con certezza due cose: il segreto della vita… e dove si trova il luogo nascosto della grande assemblea degli animali per essere pronti nel caso sia convocata”. Gli animali, sembra dirci l’autore, non sono esattamente ciò che l’essere umano crede che siano. Essi sanno il segreto della vita, quella cosa che l’essere umano ha dimenticato milioni di anni fa quando si è separato dalla sua condizione naturale e ha cominciato a fantasticare di essere il Re dell’Universo. Gli animali invece, essendo ancora un tutt’uno con la propria natura, se lo ricordano bene.

Inoltre conoscono il luogo dove ritrovarsi tutti insieme, tutti uniti, nel caso ci sia bisogno.

Essi hanno un’assemblea. L’essere umano crede di non dover rendere conto agli animali delle proprie scelte e azioni. Filelfo invece ci dice che gli animali ci osservano e hanno qualcosa che l’uomo crede sia una sua esclusiva: hanno una coscienza, che vanno ad esprimere in un’assemblea. Essi hanno visto, essi sentono il bisogno di comunicarselo, essi sentono il bisogno di prendere decisioni. Essi hanno una coscienza, che partecipa della Coscienza Universale dell’Anima Mundi.

Una decisione difficile

Gli animali in assemblea discutono tra loro. L’uomo sta superando i limiti della Natura e sta distruggendo la Casa Comune, portando sull’orlo dell’estinzione sé stesso e le altre specie. In qualche modo va fermato o sarà troppo tardi. Interviene la Balena, portatrice della fiaccola della Grande Madre marina, che trova l’idea di provocare qualcosa che possa insegnare all’essere umano l’amore e il rispetto per ciò che lo circonda.

Alla fine giunge il topo, l’animale più reietto solo nel mondo costruito dall’umano. In realtà il topo è animale dalla fine intelligenza e dal compito naturale di contenere la specie umana, quando travalica il numero che il Pianeta riesce a sostenere. Il topo propone di chiedere aiuto al pipistrello per fermare ancora una volta l’uomo e il suo impatto distruttore. Solo il Cane e il Gatto sono perplessi. Essi infatti sono quegli animali che quando l’uomo fu cacciato dall’Eden lo seguirono. Per non lasciarlo solo.

Ma l’assemblea è decisa: il pipistrello aiuterà gli animali a contenere l’uomo.

La descrizione successiva ci porta in un wet market cinese, dove un pangolino morso da un pipistrello e poi mangiato dagli umani dà il via alla Grande Epidemia. Filelfo riporta la responsabilità ultima sull’essere umano: se quel wet market non ci fosse mai stato, se quel pangolino non fosse stato catturato, macellato e divorato dai clienti tutto ciò in cui ci troviamo immersi non sarebbe stato scatenato. Il pipistrello non morde direttamente l’uomo, nella favola di Filelfo. L’assemblea degli Animali ci lascia la scelta, una scelta che l’essere umano non riesce a vedere, preso com’è dal suo sistema di credenze che nutrirsi di animali di ogni tipo e specie sia un suo diritto, un’espressione della sua natura, una “cosa normale”. E’ normale mangiare animali, non sarebbe normale pensare che gli animali hanno una coscienza e si sono riuniti in assemblea.

MoMo resta solo

Si torna in Occidente. Il cane MoMo aspetta il ritorno del suo umano. Aspetta inutilmente perché il suo umano, che fa parte del personale sanitario, ha perso la vita per l’epidemia che stava combattendo.

Filelfo chiama il cane MoMo e subito viene in mente un’altra favola simbolica, “Momo” di Michael Ende che parla di una bambina con il dono di saper ascoltare e così far stare meglio le persone. Una bambina che ha il tempo per ascoltare ed amare. Un po’ come il cane, che ci sta vicino qualsiasi sia il nostro umore, qualsiasi sia la nostra condizione. Nella favola i cani sono visti con sospetto dagli altri animali perché hanno deciso di seguire gli uomini e di essere loro fedeli compagni. In realtà i cani insieme ai gatti sono stati l’unico legame con l’animalità che molti esseri umani hanno mantenuto, proprio grazie a loro, al loro amore, alla loro presenza. Ed è proprio una gatta che intercede presso il Re dei topi per aiutare la specie umana. Il topo le dice “forse qualcuno di noi ha torto un capello all’uomo?…Fermare il contagio? Come sempre è l’uomo che non può essere fermato”…e poi aggiunge ”Oh, cara la mia Biancaneve, ma quale animale politico! E’ il tornaconto personale, l’interesse particolare, a muovere tutte le azioni dell’uomo! Se la posta è il bene comune, nessuno di loro si considera mai remunerato abbastanza”. Come dare torto al piccolo Re dei topi? Anche in tempi di pandemia si è pensato solo e soltanto a produrre un vaccino sperimentato sugli animali per togliersi di mezzo il problema e salvare le singole vite, senza che nessuna vera e profonda riflessione sia stata fatta sui motivi che hanno condotto alla pandemia stessa.

Intanto MoMo ha capito che è ormai rimasto senza il suo umano e si lascia morire.

Animandri: la speranza?

A quel punto si passa nel regno della fantasia e compaiono creature mezze umane e mezze animali. Anche MoMo assume corpo di umano pur mantenendo la testa di cane e con essa anche il modo di ragionare e il poderoso olfatto. Filelfo sembra dirci che la speranza di uscire dall’impasse che la pandemia, chiaramente quella di SARS-CoV-2, anche se nel libro non viene mai nominata direttamente, ci ha messo davanti è quella di tornare tutti a una stessa natura animale. La soluzione è di trovare un punto di convergenza con il mondo animale e abbandonare quell’antica frattura con esso risanando la ferita.

Le creature nate da questa fusione, gli Animandri, volano sull’arcobaleno verso le stelle per fare una nuova assemblea e trovare nuove soluzioni… che Filelfo lascia a noi di costruire e immaginare. Con questo volo nell’Universo la favola finisce, lasciando a ciascuno di noi la scrittura del finale.

Del resto “l’uomo, quando è avanti con gli anni non si regge a un bastone, ma a un guinzaglio, e alla fine di quel guinzaglio c’è il cane. – Qual’è allora la risposta giusta? – domandò il re…Il grande cane allargò in un sorriso le sue guance di donna: – Il sapiente. Che sa trasformarsi da bestia in uomo e da uomo unirsi alle bestie.”

Francesca Decandia
Progetto Vivere Vegan

 


testo © Progetto Vivere Vegan
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A proposito dell'Autore

Francesca Decandia

Naturalista, insegnante di sostegno, attivista vegan impegnata nella transizione da una società specista a una antispecista.

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