L’altra faccia di Yulin sono gli attivisti cinesi che salvano i cani dal festival dell’orrore

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Progetto Vivere Vegan incontra Martina Pluda, director di Humane Society International/Italia e avvocata dei diritti degli animali, per sapere qualcosa di più, da chi è sul posto, sul festival della carne di cane che si sta concludendo a Yulin in questi giorni.


Giugno è il mese del festival della carne di cane a Yulin, cittadina della Cina nella Regione Autonoma dello Guangxi Zhuang. Quest’anno le notizie del  divieto nel paese di consumo di carne di cane e di gatto e quindi dell’abolizione del festival si sono succedute all’inizio di Giugno sui social. Purtroppo tra passi avanti e fraintendimenti mainstream anche quest’anno si è tenuto il festival dell’orrore e noi di Progetto Vivere Vegan ci siamo chiesti che cosa stesse realmente succedendo.

Ne abbiamo dunque parlato con Martina Pluda, director di Humane Society Intarnational/Italia, l’associazione di cui fanno parte gli attivisti cinesi che combattono per abolire la cruenta manifestazione.

10 cuccioli salvati dal festival della carne di cane Yulin nel giugno 2020 arrivano al rifugio partner di HSI a Dalian, in Cina

Mangiare carne di cane non è tradizione ma abitudine alimentare

Martina ha precisato che in Cina mangiare carne di cane non è una tradizione millenaria come spesso si sente dire, ma un’abitudine alimentare piuttosto recente, alimentata probabilmente da certe condizioni socio-economiche di arretratezza in cui versa il paese ormai da tempo.

Il festival stesso, nato circa 10 anni fa per promuovere le attività economiche di allevatori, distributori e ristoratori, non risale certo all’epoca degli Imperatori. Esso purtroppo è una riuscita operazione di marketing, che inizialmente ha promosso il settore ma adesso sta gettando sulla la città l’onta di una pessima reputazione internazionale.

I divieti sul consumo di carne di cane e gatto

Le vie seguite in questo periodo di pandemia da Covid sono state due: una a livello municipale che riguarda però soltanto due città, Shenzhen e Zhuhai, che hanno effettivamente approvato un vero e proprio divieto di consumo della carne di cane e di gatto. Un’altra è invece la via seguita a livello governativo, visto che è stata redatta una white list da parte del Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali cinese di quegli animali considerati “commestibili” in cui non sono riportati né i cani né i gatti. Nel rilasciare la white list il governo cinese ha affermato che cani e gatti sono animali da compagnia e non cibo, per questo non sono stati inseriti in lista.

Da questa dichiarazione è nata molta confusione, grazie anche ai media mainstream che hanno subito parlato di divieto al consumo, divieto che purtroppo non è ancora stato stabilito. Via libera dunque per riproporre anche quest’anno il triste festival della morte.

Attivisti sul posto

Gli attivisti dell’associazione presenti sul posto hanno comunque notato, semmai ciò possa essere di consolazione, che il festival ha avuto un tono minore, come ci dice Matina. C’è stato anche un traffico molto minore di grossi camion con migliaia di animali rispetto agli anni precedenti, forse per il freno posto dal governo ai trasferimenti interprovinciali. I cani uccisi provenivano dunque solo dalla provincia a cui appartiene la città di Yulin. Nonostante la sofferenza che ci procura l’idea della morte atroce di questi cani “provinciali” non possiamo non notare un abbassamento del giro economico intorno alla manifestazione. Inoltre le attività del festival si sono più concentrate in zone periferiche della città, secondo HSI, per la volontà di un maggiore controllo da parte delle autorità.

HSI si chiede se questa riduzione della portata dell’evento sia dovuta alle misure anti-Covid o alla dichiarazione del governo. In questa fase è difficile dirlo. L’associazione si auspica ovviamente che sia vera la seconda ipotesi e che quello di quest’anno sia l’ultimo festival della carne di cane a Yulin.

Uno dei 10 cuccioli salvati dal cruento festival Yulin è con un attivista dell’associazione Humane Society International

Forme di lotta di HSI

L’associazione si batte sia a livello politico, facendo pressione lobbistica tramite il dott. Peter LI, sia attraverso azioni sul campo a due livelli: salvare quante più vite possibile ed eliminare questo consumo che, ripetiamo non è una tradizione ma una consuetudine alimentare piuttosto recente.
HSI gestisce un importante progetto in Corea del Sud per chiudere gli allevamenti di cani da carne. Per molti coreani l’allevamento è quasi un obbligo, dovuto sia a condizioni economiche difficili sia ad arretratezza nel livello di istruzione. Per questo motivo il progetto permette loro di passare a business alternativi nella coltivazione di ortaggi e verdura. Grazie a questo progetto sono stati già chiusi 16 allevamenti.
Durante il periodo del Covid sono stati inoltre liberati più di 70 cani e un nutrito gruppo di cuccioli durante il festival stesso a cui sono state garantite cure veterinarie e di recupero comportamentale per problemi dovuti alle condizioni di estrema prigionia in cui questi animali sono costretti. Questi cani verranno poi inviati nei rifugi affiliati all’associazione negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito, per garantire loro una vita dignitosa e sicura.

Come aiutare HSI

Possiamo attivarci in due modi per aiutare l’associazione e il suo prezioso lavoro in questo campo:
1. parlare della cosa il più possibile. Firmare ad esempio le petizioni è importante perché permette di dare corpo alla lotta politica, fornendo i numeri necessari a fare le giuste azioni per chiudere questo commercio. FIRMA LA PETIZIONE
2. fare donazioni: portare avanti le azioni di salvataggio e i progetti di riconversione delle attività in Corea del Sud necessitano di molti fondi e tutti possiamo dare il nostro contributo. VAI ALLA DONAZIONE

L’HSI Animal Rescue Team salva un cane in un allevamento di carne di cane a Hongseong, in Corea del Sud, il 6 maggio 2020. Copyright: Jean Chung/For HSI

Allevamenti e sagre nostrane

Per concludere, viste alcune forti affermazioni anti-cinesi fatte anche da esponenti importanti del nostro panorama mediatico, ci preme sottolineare che da un sondaggio riportato sul sito dall’associazione HSI risulta che il 64% dei cinesi, più della metà della popolazione, è contrario sia al consumo di carne di cane sia al festival di Yulin e ben il 72% degli abitanti della stessa Yulin non consuma abitualmente la carne di cane.

Yulin ci aiuta meglio a comprendere cosa voglia dire rendere schiavi e uccidere esseri senzienti. Nel commercio di carne di cane e di gatto tutti noi riusciamo a vedere l’orrore. Apriamo gli occhi e guardiamo lo stesso orrore in quello che facciamo per consuetudine ad altri animali, che siano conigli, maiali, vitelli, galline o aragoste bollite vive.

Nonostante le atrocità che ci vengono mostrate crediamo che gli allevamenti nostrani e le sagre occidentali non siano meno crudeli del festival di Yulin.

Progetto Vivere Vegan

Foto di copertina:  Un’attivista dell’HSI Animal Rescue Team mette in salvo un cane di un allevamento di carne di cane a Hongseong, in Corea del Sud, il 6 maggio 2020. Copyright: Jean Chung/For HSI
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A proposito dell'Autore

Progetto Vivere Vegan

Associazione di volontariato nata nel 2001 a Firenze, che promuove lo stile di vita vegan come condizione necessaria per eliminare la sofferenza degli animali non umani.

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