La storia di kasya, la femmina di delfino abbandonata in un delfinario di Theran che potrebbe essere rimessa in libertà in Russia

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A Teheran, in Iran, una femmina di delfino di nome Kasya, è rinchiusa, sola, nella celebre Milad Tower. Qui si trova un delfinario che ha, da poco, chiuso per sempre i battenti. Ora alcuni attivisti francesi, supportati anche da organizzazioni italiane, stanno cercando di far arrivare Kasya in Russia, dove un team di scienziati ha ideato un progetto per poterle restituire la libertà. YouCare France ha rilasciato una lettera che tutti possiamo firmare per chiederne l’immediato trasferimento.


Tutto è cominiciato con un video

Quella di Kasya è una storia non ancora conclusa, una storia che, senza dubbio, richiederà aggiornamenti, nella speranza che siano positivi. Ma, nel frattempo, vale la pena sapere cosa è accaduto fin qui, anche perché, magari, ognuno di noi può dare una mano, ad esempio inviando una lettera al governo russo. Tutto ha inizio con un brevissimo video, pubblicato sul web alla fine di gennaio del 2020. Mostra un delfino che vocalizza a bordo vasca. Il suono, che sembra un pianto, riecheggia negli spalti vuoti, tra le sedie gialle di un delfinario. È il tempo del Coronavirus ed è lockdown in molti Paesi del mondo. Le immagini sono state girate al Milad Tower Delphinarium di Teheran, in Iran. Ritraggono Kasya, una femmina di cinque anni, rimasta sola dentro la struttura. La sua storia non è molto diversa da quella di tanti altri delfini. Catturata nel Mar Baltico e venduta a una società privata con lo scopo di farla esibire per un pubblico pagante. Rinchiusa nella Milad Tower insieme a Alpha, un altro esemplare prelevato lo stesso giorno, ha trascorso questi anni facendo numeri da circo, per i turisti che affollano il centro commerciale più noto della capitale iraniana. Ora che Alpha è morta, lei è rimasta sola. Il delfinario ha anche deciso di cessare le attività, quindi di Kasya nessuno sa bene che farsene. In Rete, nel frattempo, inizia a girare una lettera aperta dall’associazione animalista YouCare France, che spiega: I proprietari di Kasya sarebbero pronti a liberare il delfino e restituirlo alla Russia, ma sfortunatamente tutti i confini sono chiusi per impedire la diffusione di COVID-19. Tuttavia, l’ambasciata russa indica che rimane nell’impossibilità di eventuali azioni di evacuazione, poiché sarebbe in attesa di una risposta dal proprietario dell’animale.”.

Kasya potrebbe essere rilasciata in mare

Qui in Italia, la storia viene raccontata, tra i primi, nel blog Delfinari.home, curato da Zoout che diffonde un fotogramma del video e in pochissimo tempo la vicenda viene ribattuta anche da numerosi organi di stampa. Intanto, oltralpe gli attivisti di YouCare France sono riusciti a trovare un centro recupero, il Karadag Biostation, situato in una riserva naturale nelle coste del Mar Nero, che si dichiara disposto a tentare di rilasciare Kasya in natura. Per farlo ha però bisogno di costruire una piscina di quarantena in modo da permettere al cetaceo di adattarsi gradualmente alla vita libera. Rintrodurre un delfino direttamente in mare senza abituarlo alla temperatura dell’acqua potrebbe essere fatale. Oltretutto la piscina le consentirà di riprendere le forze dopo il lungo viaggio tra Iran e Russia. Ovviamente occorrono soldi. Il Centro Recupero Ricci “La Ninna”, si appassiona alla storia e dà un grande contributo mettendosi in contatto con il veterinario che segue il caso direttamente in Iran. Poi lancia qui in Italia una raccolta fondi. Lo stesso fa YouCare. In poco tempo arrivano decine di donazioni.

Gli scienziati si mettono al lavoro

Grazie a queste raccolte fondi, i lavori per costruire la vasca iniziano subito e dopo alcuni giorni vengono postate le prime immagini. Il problema però è riuscire a ottenere il via libera dall’Iran e l’ok da Mosca. Soprattutto la Russia infatti nicchia. Ogni giorno pare sul punto di dare il semaforo verde, per poi non concede mai il visto, dichiarando di non essere disposta a pagare il viaggio. Viaggio che, per inciso, dovrà essere organizzato obbligatoriamente utilizzando uno dei suoi voli di collegamento con l’Iran.

E si arriva a oggi.

Un nuovo tentativo per velocizzare la partenza

YouCare France ha postato, alla fine di agosto, una lettera da inviare al governo russo, per concedere, una volta per tutte, il trasferimento di Kasya. In meno di due giorni hanno firmato in 70 mila e, se volete, potete firmare anche ora. Purtroppo però almeno per il momento, dal governo russo nessuna risposta. È ancora presto per sapere come si concluderà questa vicenda, ma abbiamo il dovere di fare tutto ciò che è in nostro potere per farla tornare in mare. Sicuramente, una volta arrivata in Russia, questa femmina di delfino dovrà passare molti mesi di adattamento e non è scontato che sia in grado di tornare alla libertà. Ma se ciò dovesse accadere, sarebbe senza dubbio una bella svolta nella lotta contro i delfinari.

Trovate la lettera da inviare al governo russo qui: vai al link

I delfinari in europa: alcuni dati

Attualmente, in Europa, sono detenuti circa 300 cetacei rinchiusi indicativamente in 30 delfinari. Il 98% di queste strutture organizza regolarmente dimostrazioni o spettacoli, spesso con accompagnamento musicale ad alto volume. I tassi di sopravvivenza in cattività sono inferiori a quelli che si riscontrano in natura e sono state espresse preoccupazioni per l’alta mortalità dei piccoli. In alcune parti del mondo, sono tuttora in corso catture in mare per alimentare l’industria mondiale di queste strutture.

Link utili per restare informati sulla sorte di kasya

Centro Recupero Ricci “La Ninna”
YouCareFrance
Delfinari.home

Francesco Cortonesi
Progetto Vivere Vegan

Immagine di copertina: il fotogramma del video che ritrae Kasya nella vasca di detenzione
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A proposito dell'Autore

Francesco Cortonesi

In passato è stato sceneggiatore e speaker radiofonico. Oggi insegna in carcere e alle superiori, inoltre scrive storie di animali per numerose testate e si occupa di comunicazione per vari gruppi di attivisti, tra cui Zoout e La Rete dei Santuari.

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