Il Tar del Lazio da’ il via libera all’accecamento dei macachi

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Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso dei ricercatori delle università di Torino e di Parma dando il via libera all’asportazione di parti della corteccia visiva in macachi prigionieri nei loro laboratori, per la sperimentazione in ambito del progetto di ricerca Light-up, sul tema di neuroriabilitazione corticale post lesionale.


Avevamo già commentato, come Progetto Vivere Vegan, l’orribile progetto Light-up, ben sperando in una sentenza diversa, dopo l’incoraggiante decisione del Consiglio di Stato di sospenderlo. Il 19 maggio, a porte chiuse, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso che avevano fatto le Università, con la motivazione che la ricerca in generale non può prescindere dalla sperimentazione animale, non essendovi altro metodo altrettanto efficace nella lotta contro le nostre, e sottolineo nostre, malattie e disfunzioni.

La LAV non ha intenzione di arrendersi: si rivolgerà al Consiglio di Stato un’altra volta, come riporta l’articolo comparso su amoreaquattrozampe.it.

Il Coronavirus non ha fermato lo specismo

In un momento come questo, in cui dovremmo farci ben altre domande e iniziare ben altre ricerche di natura etica e spirituale, la megamacchina dello specismo non si ferma. Le malattie dell’uomo sono al di sopra della sofferenza di altri individui perché affliggono l’uomo, solo e soltanto per questo. Un uomo che perde la vista la deve recuperare e se per questo altre creature la devono perdere non importa, perché esse sono gerarchicamente in una posizione inferiore alla sua.

L’azione dell’avvocato Zanforlin

Un buon segnale comunque dal panorama desolante della nostra specie ci arriva: l’avvocato ferrarese Davide Zanforlin, la cui azione legale portò alla liberazione di quasi tremila beagle dell’allevamento-lager di Greenhill nel 2012, si sta mobilitando a titolo volontario anche per i macachi del progetto Light-up.

Davide Zanforlin ha già presentato, in data 20 maggio 2020, la denuncia alla Procura di Parma per chiedere il sequestro dei macachi prima che parta l’orrore che gli aspetta.

Zanforlin ha evidenziato come ai macachi, in questo periodo di detenzione, non sarebbero state garantite le norme previste dalla legge sul benessere animale, che vige anche per gli animali detenuti nei laboratori prima della sperimentazione.

Quando questi animali sono detenuti fuori dalla sperimentazione, devono essere rispettate tutte le regole per il mantenimento del loro benessere come prevede la legge. C’è infatti una deroga al maltrattamento ma solo durante l’esperimento. La legge italiana è del 2004, ma solo dopo la sentenza di Green Hill del 2019 è stato riconosciuto giuridicamente. E solo nel 2020 viene riconosciuto che anche il singolo cittadino può attivarsi per salvare un animale senza incorrere a denuncia o arresto. Green Hill è stato il precedente e se venisse fatto rispettare anche per l’Università di Parma questo poi si potrebbe ripercuotere anche per le altre università” dice l’avvocato Zanforlin.

Segno buono ma non risolutivo

Purtroppo sappiamo bene che non è questa la vera soluzione: forse serve a salvare la vita a quei macachi in particolare ma darà indicazioni agli sperimentatori e ai responsabili dei laboratori di come fare a “rigare diritto” per evitare altri problemi del genere, o semplicemente useranno altri macachi per lo stesso studio, con le stesse procedure.

Non possiamo che gioire per qualsiasi singola vita venga risparmiata, con la consapevolezza però che la radice del problema resta e continuerà a dare i suoi nefasti frutti. Sappiamo che molte malattie che costano atroci sofferenze a molti, troppi animali sia negli allevamenti che nei laboratori provengono da una dieta carnea e a base di prodotti animali. Uccidiamo animali per mangiarli e poi ne sacrifichiamo altrettanti per trovare le cure alle malattie prodotte da questo tipo di dieta.

La soluzione è una soltanto: farsi un bagno freddo al grande cervello che ci contraddistingue e ritornare con i piedi per terra, per cominciare finalmente a riflettere che siamo solo un granellino del vasto Universo e che siamo connessi a tutti gli altri, compresi noi, compreso “l’apice della creazione” che crediamo di essere.

Coraggio, Homo sapiens: forse se lo vuoi, se lo vuoi veramente tanto, ci riuscirai prima o poi a crescere.

Francesca Decandia
Progetto Vivere Vegan ODV

Foto di Robbie Ross da Pixabay
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A proposito dell'Autore

Francesca Decandia

Naturalista, insegnante di sostegno, attivista vegan impegnata nella transizione da una società specista a una antispecista.

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