Il nostro “mondo sbagliato” secondo Jim Mason

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Il nostro “mondo sbagliato” secondo Jim Mason

Jim Mason, con il suo libro-cult “Un mondo sbagliato. Storia della distruzione della natura, degli animali e dell’umanità”, ci spiega perché il mondo che abbiamo costruito è fondamentalmente sbagliato.

All’origine di tutto

In questo periodo di reclusione da coronavirus sono riuscita a terminare il libro di Jim Mason “Un mondo sbagliato”, iniziato ben otto mesi fa. Perché ci ho messo tutto questo tempo? Non solo perché è un libro corposo, quasi 450 pagine, ma anche perché denso di contenuti fondamentali per capire la società che abbiamo costruito, in special modo noi occidentali, che abbiamo portato le tendenze descritte all’estrema forma. Questo è un libro che va centellinato perché denso di questioni, tutte ben documentate. Ha bisogno di essere decantato per essere digerito.

Mason parte dalle ipotesi antropologiche sui primi rappresentanti del genere Homo, le cui abitudini erano quasi esclusivamente di raccolta dei frutti spontanei, intervallati da rari episodi di scavenging, cioè di nutrizione di carcasse di animali già morti. Essi crescevano immersi in una natura piena di altri esseri viventi e si confrontavano con gli animali per conoscere anche sé stessi. Mason ci ricorda quanto bisogno abbiamo degli altri animali per capire meglio come siamo fatti e come funzioniamo.

Ciò che saltava agli occhi era che le donne partorendo i neonati erano portatrici di vita. Non essendo consapevoli del ruolo del maschio nella riproduzione dare la vita era visto come funzione esclusiva della donna, che aveva dunque un grande potere all’interno dei primi gruppi umani. La ricerca di Mason ci riferisce come gli uomini hanno cercato di bilanciare questa mancanza di potere sviluppando la caccia, e più era grande la preda abbattuta più aumentava il loro prestigio.

Il potere della donna nelle società primeve non va visto in senso gerarchico, perché la gerarchia è tipica delle società patriarcali: infatti le società primeve della Dea madre erano molto ugualitarie e sono infatti definite dagli antropologi “società gilianiche” ovvero dove un genere sessuale non dominava sull’altro.

Nasce la misoteria, collegata alla misoginia

Nel frattempo le donne continuavano a essere raccoglitrici, fino alla nascita di quella che Mason chiama l’agri-cultura, ovvero l’essere umano scopre che se pianta semi essi si sviluppano in piante. L’agri-cultura nasce nell’Asia mediorientale e si diffonde piano piano nel resto delle società umane.

Con l’agri-cultura l’uomo comincia a sentirsi superiore alla natura stessa perché padrone dei suoi meccanismi e se ne separa. Da qui la nascita dell’allevamento e pastorizia, dove l’uomo applica questa “padronanza” anche alle specie animali. La raccolta comincia a scemare, e si fondano le prime città, con gli assembramenti di molte persone stanziali tutte nello stesso luogo, poiché adesso i frutti raccolti sono stati coltivati e quindi si trovano sempre nello stesso punto geografico.

Questa concentrazione di individui comporta la nascita di epidemie e di produzione di rifiuti e sporcizia prima inimmaginabili. La pastorizia porta poi alla nascita della bellicosità umana e del concetto di proprietà privata con conseguente concentrazione della ricchezza nelle mani dei possidenti di terra e animali. Il difendere e il cercare di conquistare le mandrie di bestiame portano poi l’essere umano a sviluppare la cultura della guerra.

L’odio che l’uomo prova nel dominare le altre specie animali è chiamato da Mason MISOTERIA, ovvero odio per gli animali, ed è uno dei cardini base dell’ideologia del dominio, quell’ideologia che nell’agri-cultura sta alla base dello sfruttamento dell’intera natura e degli esseri viventi per l’esclusivo beneficio della specie umana.

Nasce il patriarcato

Con le pratiche dell’allevamento l’uomo scopre il suo ruolo nella riproduzione: nasce il patriarcato, quel tipo di società in cui l’essere umano di sesso maschile domina sugli esseri umani di sesso femminile, sui figli che diventato proprietà del padre-padrone e sugli altri esseri viventi. Nasce anche l’odio per gli omosessuali, visti come esseri che amano senza riprodursi, senza fare figli e contribuire così all’accrescimento della specie umana. Si può dire che con la nascita della misoteria collegata alla misoginia la cultura umana è sempre più impregnata di odio.

La religione giudaico-cristiana ricapitola l’ideologia del dominio

Il Dio padre giudaico-cristiano della Bibbia è un Dio patriarcale e antropocentrico, infatti affida tutto il creato all’amministrazione dell’uomo, che ne usi a suo piacimento. Anche il concetto di “amministratore” fa parte secondo Mason dell’ideologia del dominio, giacchè mette l’uomo nella posizione di colui che domina e sfrutta il creato e ne pilota le leggi che lo governano a proprio vantaggio.

Ovviamente il peccato originale parte dalla donna, in pieno accordo con la misoginia di questa cultura.

Dio-padre sostituisce il Dio-madre delle religioni primeve, ricapitolando il capovolgimento di potere tra l’uomo e la donna nel passare dalle società di raccolta all’agri-cultura misoterica e misogina.

Mason fa poi un interessante excursus sulla nascita del termine “capitalismo” che viene dal termine latino “capita”, ovvero “teste”, le teste del bestiame il cui numero misurava la ricchezza del loro possidente. Proprietà privata portata all’eccesso e capitalismo nascono secondo lui da questa ideologia del dominio e io personalmente non ne dubito, viste le profonde asimmetrie e ingiustizie che creano.

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Tutte le aberrazioni dell’ideologia del dominio patriarcale

Il resto è storia: tipi umani ritenuti razze inferiori e schiacciate come gli amerindi o i negri d’Africa, trattati nel XVIII secolo come animali da compagnia, popoli umani addirittura considerati piante infestanti, parassiti da estirpare dalla perfetta società ariana come l’idea che è stata alla base del genocidio degli ebrei da parte del regime nazista solo all’interno della specie umana.

Allevamenti intensivi, veri e propri lager, sperimentazione animale nei laboratori ma anche inumana selezione di razze negli animali da compagnia per soddisfare i vanagloriosi gusti estetici degli umani che amano trattare gli animali come fossero dei toys, dei giocattolini, tutti questi argomenti vengono trattati da Mason nel suo libro con dovizia di fonti e in maniera esaustiva.

Mason non dimentica neanche l’attuale condizione della donna solo apparentemente emancipata ma in realtà ancora oppressa e svilita dalla pornografia che sempre più invade la pubblicità e l’immagine di massa che di essa viene data dai media.

La questione ecologica e conclusioni

Mason ci spiega che non si può affrontare efficacemente la questione ecologica senza legarla indissolubilmente alla questione animale.

Ci spiega inoltre che non è possibile tornare a una società di raccolta ma che bisogna orientare le pratiche agricole a un’ideologia diversa da quella del dominio. Mason si augura che sempre di più si svilupperà l’agricoltura biologica e locale.

Personalmente trovo che questo sia un libro completo che inquadra il fenomeno dell’ideologia del dominio in modo organico. Mason riesce a farci capire tramite gli studi apparentemente più disparati come alla base delle profonde ingiustizie e asimmetrie di potere ci sta l’idea-base che la specie umana ha il diritto divino di dominare sul resto della natura e di dare a ciascun essere vivente il suo posto nel mondo, in un ordine fortemente gerarchico dove chi sta sotto serve totalmente chi sta sopra.

Lo consiglio di cuore anche e soprattutto a chi pensa che il nostro sia un mondo evoluto, il migliore dei mondi possibili e fondamentalmente l’unico mondo ormai possibile. Lo consiglio a chi si è “seduto” sopra lo status quo e ha smesso di sognare qualcosa di migliore per tutti. Lo consiglio a chi ritiene di appartenere alla specie-regina del vivente, così da prendere finalmente atto di tutta la sofferenza che questa idea malata ha creato e sta ancora creando, ferita profonda di tutto il vivente.

Sta a noi decidere se vogliamo continuare a essere la ferita del mondo vivente oppure “solo” una parte armoniosa e serena di esso.

Francesca Decandia
Progetto Vivere Vegan ODV
1 maggio 2020

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La scimmia antispecista
A cura di Francesca Decandia, naturalista, insegnante di sostegno, attivista vegan impegnata nella transizione da una società specista a una antispecista.


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