Stop al taglio degli alberi

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Dora Grieco incontra Monica Zauli, architetto, specializzata nella progettazione del verde, per fare luce sul grave attacco che gli alberi stanno subendo, in gran parte del paese, da parte degli organi competenti, mentre c’è fermento fra i cittadini per fermare gli abbattimenti attraverso proteste e petizioni. In calce all’articolo trovi le petizioni da firmare! Grazie per contribuire a salvare con noi gli alberi.

Sta succedendo qualcosa di piuttosto strano e singolare, che avrebbe dell’incredibile, se non fosse invece tutto drammaticamente vero: da nord a sud dell’Italia, molti comuni si sono come messi d’accordo per fare la guerra ai grandi alberi delle città, soprattutto ai pini e, contemporaneamente, nei boschi si intensifica il taglio degli alberi ad alto fusto. Tutto questo provoca inevitabilmente danni agli Animali, all’ambiente e al paesaggio, urbano e boschivo.

Siccome nulla accade per caso provo a capirci qualcosa di più, chiedendo aiuto all’amica e collega Monica Zauli, architetto che ha dedicato gran parte della sua attività alla progettazione dei giardini e del verde.

Sui social ci sono tante persone preoccupate e anche adirate, compresa la sottoscritta, per quello che sta avvenendo ai nostri alberi nelle città: fra tagli che li radono al suolo e capitozzature che li indeboliscono, i danni sono molteplici, considerando che tutto succede anche in questo periodo, quando le chiome accolgono i nidi.

La motivazione ufficiale che viene fornita dagli organi competenti è sempre la stessa: intervengono per la sicurezza dei cittadini, perché, dicono, gli alberi sono malati o indeboliti e a rischio di caduta. Ma molte testimonianze riportano documentazione di abbattimenti di alberi sani. Inoltre, sui social, la controinformazione parla anche del 5G, del fatto che le chiome degli alberi possono ostacolare il passaggio dei segnali.

Monica, qual’è la tua idea in merito, perché i comuni di molte città stanno facendo la guerra ai grandi alberi?

L’ambiente è il problema attuale e del futuro, intervenire sulle fonti inquinanti è indispensabile, oltre il 70% dell’anidride carbonica che generiamo è prodotta in ambiente urbano. Le piante potrebbero assorbire gran parte della CO2, abbassare notevolmente l’inquinamento e mitigare l’innalzamento delle temperature. L’abbattimento indiscriminato degli alberi nelle nostre città sembra andare inspiegabilmente nella direzione opposta, invece di utilizzare ogni spazio disponibile per il verde, si abbattono i grandi alberi e penso che le cause siano molteplici. In primo luogo vi è un problema culturale di base, si percepisce ancora l’albero come un oggetto inanimato, funzionale ai nostri usi.

Come hai già detto tu, la motivazione più frequente data dai Comuni è quella della sicurezza, ma in realtà i motivi sono molteplici, vi è per esempio la necessità di favorire l’apertura di nuovi cantieri per cambiamenti alla viabilità e per nuovi mezzi di spostamento, o anche per l’inserimento e la facilitazione di nuove tecnologie ed, infine, semplicemente per la sostituzione ed il rinnovo del patrimonio arboreo comunale.

Certo è più semplice ed anche meno oneroso abbattere gli alberi di grandi dimensioni e sostituirli con giovani esemplari che occuparsi del loro monitoraggio e della loro salute, inoltre, riduce gli eventuali problemi legali e di risarcimento per le loro eventuali cadute accidentali o fisiologiche.

Spesso, quindi, la cartella diagnostica dell’albero da abbattere non rivela gravi stati clinici ed in molti casi tali alberi potevano essere ancora recuperati.

In merito alle capitozzature, oltre al fatto, direi innegabile, che deturpano la bellezza degli alberi, rendendoli innaturali e evidentemente “feriti”, ci puoi spiegare cose succede nella pianta con questa pratica e quali danni l’albero può subire?

Il grande botanico Francis Hallé, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle piante e delle foreste tropicali in tutto il mondo ci insegna che ogni pianta, ogni albero, ha una sua naturale geometria di sviluppo ed ogni specie ha il suo preciso e particolare disegno di crescita.

La sua architettura non è mai casuale o scontata, ogni parte ha un senso solo in funzione delle altre parti, le radici, per esempio, sono proporzionali alla sua chioma, la distribuzione e la forma delle sue foglie sono funzionali alla fotosintesi, se devono catturare la luce o, in altri casi, all’umidità dell’ambiente in cui vivono e così via per la corteccia, per le sue infiorescenze o per i suoi semi… L’albero così drasticamente capitozzato, in maniera indiscriminata, perde la sua armonia, il suo equilibrio e, se la pratica è eseguita in modo disomogeneo, ne mina la sua solidità e la sua staticità. Inoltre la drastica riduzione della chioma può provocare la marcescenza di parte dell’apparato radicale che risulta essere troppo esteso rispetto al nuovo volume della chioma capitozzata. Il taglio dei rami altera l’omeostasi, cioè l’equilibrio dell’albero.

Gli alberi capitozzati, non solo perdono il loro valore estetico, non solo generano rami molto più fragili, ma sono esposti ad un maggiore rischio di malattie e di attacchi parassitari. Questa pratica provoca delle gravi ferite attraverso le quali possono facilmente entrare agenti patogeni, come per esempio la “carie del legno”, una malattia fungina che degrada i tessuti legnosi. Molto spesso queste patologie non sono immediatamente visibili e sono difficili da curare, per cui poi si arriva all’abbattimento dell’albero.

Quando vedo tagliare un albero, provo un turbinio di sofferenze: per la pianta stessa, in quanto essere vivente che ha messo anni per crescere e manifestarsi in tutta la sua bellezza, per il paesaggio, che viene privato di qualcosa di esteticamente bello e unico, per l’ambiente cui viene tolto dell’ossigeno, per gli animali che perdono il rifugio. Non so se provi anche tu le stesse emozioni.

Si, tutto vero, anche per me è un grande dolore ed il senso di impotenza generato dallo stato in cui ci troviamo, acuisce la mia sofferenza.

Cosa possiamo fare noi cittadini per fermare i tagli nelle città, ci sono strumenti e/o leggi che possono supportarci per esprimere il nostro dissenso? Quanto contano le idee dei cittadini di fronte alle scelte delle autorità?

Dal 2013 abbiamo la Legge 10 che sancisce le norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani ed in particolare l’Art. 7 riporta le disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberature (anche se inserite nel tessuto urbano), di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. A tal proposito i Comuni dovevano individuare e censire il proprio patrimonio verde mantenendolo aggiornato e fornire tali informazioni alle proprie Regioni, le quali, a loro volta, avrebbero dovuto redigere un elenco regionale. Tale elenco deve essere reso pubblico e disponibile a tutti. Spero che ciò sia stato fatto e che gli Enti preposti non siano stati afflitti da “persistente inerzia”.

Lo strumento per poter salvaguardare il nostro patrimonio verde esiste, ma tutto dipende dal Comune di pertinenza e da cosa ha voluto censire come verde da salvaguardare. Occorrerebbe, quindi, una maggiore interazione con gli uffici tecnici comunali, poter collaborare sulla redazione dei Regolamenti del Verde Pubblico e poter mettere sotto tutela il maggior numero di piante.

Anche la sensibilizzazione è importante, partendo dall’infanzia, bisogna cambiare la cultura del verde, purtroppo, ancora così poco sentita.

Certo, occorre favorire le amministrazioni più sensibili al problema, poter fare delle verifiche sui programmi di abbattimento e farsi sentire, anche le petizioni sono importanti.

Contemporaneamente si registra una sempre più intensa attività di abbattimento degli alberi anche nelle zone boschive, che disturba gli animali selvatici, che si trovano ad abitare aree sempre più povere di vegetazione. Quando penso ai boschi, li immagino come immensi luoghi incontaminati da precludere a noi umani e lasciare agli altri Animali. Ma la realtà è un’altra. Perché si tagliano gli alberi nei boschi?

Un bosco non è quello che sembrerebbe a prima vista solo un insieme di alberi e di cespugli, è invece un complesso reticolo di relazioni di scambio sia aeree che sotterranee, le piante comunicano e si scambiano informazioni tra loro e con le specie animali ivi presenti. Il bosco è una comunità naturale fondata sulle sinergie tra organismi vegetali ed animali. Quando, per ragioni puramente economiche e di profitto si distrugge una porzione di bosco o si abbatte anche un solo albero si altera questo straordinario equilibrio.

La deforestazione dovrebbe essere un crimine contro l’umanità. Nelle foreste disboscate, ogni giorno, decine di specie vegetali si estinguono e con loro gli animali dalle quali dipendono.

Un bosco vergine è un ecosistema complesso composto da una comunità basata sul mutuo appoggio, sulla simbiosi.

E’ comunque in parte necessario intervenire per “il bene” del bosco e semmai, in che misura?

Dovremmo lasciare parti sempre più estese di bosco integro e incontaminato, escluso dai tagli periodici ed impedirne gli ingressi, anche il crollo naturale di un albero, lasciato sul terreno, porta un mondo di nuova vita. Mentre nelle zone gestite occorre solo una manutenzione attenta ma leggera.

Inoltre, dovremmo programmare ampie aree destinate alla piantumazione di nuovi boschi e lasciare che le aree rurali incolte diventino naturalmente zone boschive.

Intervenendo in modo errato, quali sono i danni cui andiamo incontro sia noi umani che gli altri animali?

Proprio un anno fa ho passato molto tempo all’interno di alcune foreste pluviali ed ho potuto vedere, anzi vivere per esperienza diretta, la complessità di un luogo naturalmente vergine, un sistema estremamente vario e sinergico, costituito da un numero impressionante di forme viventi, vegetali ed animali. Dove la deforestazione impiega solo pochi giorni a perpetrare una distruzione totale, la natura impiegherà forse mille anni per poter ricreare la foresta nella sua forma originaria e, in molti casi non sarà mai più possibile ricostituire la stessa complessità che aveva all’origine. Siamo così ottusi da volerci privare per sempre di tutto questo? Siamo forse così ciechi da non capire che distruggendo tutto questo distruggiamo anche noi stessi? Ci stiamo giocando il nostro futuro, ma sembra che ancora non lo abbiamo capito.

Grazie Monica. L’abbattimento di zone boschive non è una novità, se pensiamo che quasi tutte le aree ora coltivate, prima erano selvatiche. Ma credo che ora, con nuove consapevolezze, dovremmo agire diversamente. La parola d’ordine dovrebbe essere “tutelare”, perché senza alberi il mondo non avrebbe senso: sono il rifugio e la casa di tanti animali, rendono l’aria più pura, sono la nostra storia e la nostra identità. Ogni albero è una vita che vuole vivere.

Queste le petizioni da firmare:

Stop al taglio e alla capitozzatura degli alberi Italiani

Fermare gli abbattimenti di alberi a Firenze

Foreste italiane: un patrimonio inestimabile sotto attacco

Dora Grieco
Presidente di Progetto Vivere Vegan ODV

Foto: © Antonella Alicervi
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A proposito dell'Autore

Dora Grieco

Architetto, designer e attivista vegan. Riflessioni, informazioni e confronto sul vivere quotidiano nel segno vegan.

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