Natale rosso sangue

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Natale rosso sangue

C’è un librino da Feltrinelli intitolato Uomini e Bestie, il mondo salvato dagli animali. Lo scrisse Ettore Tibaldi nel 1998: zoologo, ittiologo, ecologo, docente in varie università e co-fondatore del Cesvi. Uno che per la Natura ha lavorato tanto.

In quel librino (che comunque sono 116 pagine di riferimenti scientifici), Tibaldi parla di come entriamo in relazione con gli animali: dice che possiamo descriverli, metterli in mostra, sfruttarli, addomesticarli, mangiarli, proteggerli, e perfino immaginarli; con leggerezza mi costringe ad attimi di riflessione che aprono finestre su scenari forse ancora lontani dal mio modo di pensare.

Rosso come un aperitivo…

Dato che siamo nel periodo delle feste natalizie parliamo del ROSSO, che con l’oro, il verde e il bianco è ormai il colore del Natale; con buona pace di chi non perdona il marketing ormai così coloriamo le tavole della festa.

Il ROSSO… “Esistono, nella nostra civiltà, migliaia di miliardi di animali che, ogni anno, sono sbriciolati e dissolti per colorare di rosso alcune bevande e anche dei tessuti, ai quali nessuno pensa. Si tratta di Insetti e, come si sa, la supremazia degli uomini sugli animali di questo tipo, molto spesso, è schiacciante. Ci ripenso, ogni volta che osservo la pubblicità fotografica, cinematografica e televisiva di aperitivi tintinnanti nei bicchieri scintillanti sorretti da signore ammiccanti… e ricordo il laboratorio in Francia dove sorse in me l’inquietante consapevolezza che la parola “vermiglio” è composta dalla radice “verme”, o che “alkermes” deriva dall’arabo e indica una larva capace di muoversi rapidamente.

[In quel laboratorio]… ho appreso dell’immenso sacrificio delle cocciniglie americane (Dactylopius coccus), forse introdotte da Cristoforo Colombo in Spagna. … Il loro rosso vivace e innocuo ha avuto un tale successo da soppiantare la cocciniglia di Polonia (Margarodes polonicum) e quelle dell’Europa del Sud (Kermococcus vermilio e Kermococcus ilicis). La tintura di Polonia veniva raccolta, un tempo, sacrificando gli arbusti (Scleranthus perennis): il lavoro aveva inizio nel giorno di San Giovanni Battista, e la tintura, per questo, si chiamava Johannisblut (“sangue di San Giovanni”). C’è da rabbrividire pensando che questo colore, così frequente nei più diffusi aperitivi di successo, abbia tali e tanti riferimenti sanguinosi.”

Gastronomia e manipolazione

Lasciando l’aspetto religioso, spirituale, mistico ad altre scritture, e letture – anche in considerazione del fatto che l’unica religione che rispetta davvero tutti gli esseri viventi, il giainismo, è ormai come loro in via di estinzione – riprendo il libro di Ettore Tibaldi dove considera come i mezzi di comunicazione veicolano sentimenti e desideri della popolazione umana. Secondo lui “la gastronomia è divenuta compiutamente manipolazione abusiva dello spazio e del tempo. Nei Centri industrializzati la morale alimentare si è liberata dai vincoli religiosi medicalizzandosi. Si rinuncia allo strutto non perché ciò sia bene ma perché ciò fa bene.” Sanità dove prima era santità… “Il silenzio religioso scende sulle tavole dei carnivori moderni”.

L’Arca di Noè

La speranza di riuscire a salvare il salvabile è il mio chiodo fisso, e una delle immagini che sostengono questa speranza è l’Arca, un aggeggio inespugnabile, indistruttibile, abitabile, con cui attraversare tempi difficili e venirne fuori, possibilmente di persona.

Il disegnatore tedesco Michael Sowa ha raffigurato l’Arca nella tempesta, giustificando l’estinzione dei dinosauri con le loro dimensioni eccessive per poter alloggiare a bordo, mentre Julian Barnes (in questi giorni a Firenze per letture e concerti alla British Library) nel romanzo Una storia del mondo in 10 capitoli e ½ esamina la storia del Diluvio dal punto di vista di un ospite clandestino – un tarlo! – che osserva crimini e misfatti sulla nave-prigione. Appena muore Varadi, l’unico figlio di Noè amante degli animali, questi vengono divisi fra puri e impuri, vengono divorati senza ritegno, e se non piacciono vengono semplicemente gettati in acqua: l’Arca è una tavola calda galleggiante, disse “il parassita”…

L’inizio è la nostra fine

Pensando ai giri di giostra, leggo la fine della storia del Caino di Josè Saramago, quando incontra Noè e riesce a salire sull’Arca insieme al suo asino.

“E’ stato grazie al cordiale rapporto con gli angeli operai che è riuscito a venire a conoscenza di certi loro dubbi e perplessità. A due di loro… caino ha domandato se davvero pensassero che, sterminata questa umanità, quella che le farà seguito non finirà per ricadere negli stessi errori, nelle stesse tentazioni, negli stessi farneticamenti e crimini, e quelli hanno risposto, Noi siamo solo degli angeli, ne sappiamo poco di questa sciarada indecifrabile che voi chiamate natura umana, ma, per dirla con franchezza, non vediamo come potrà risultare soddisfacente la seconda esperienza quando la prima si è rivelata questa distesa di miserie che abbiamo davanti agli occhi… gli esseri umani, visto il modo in cui si sono comportati nel corso dei tempi conosciuti, non si meritano la vita con tutto quello che essa ha di bello, di grande, di meraviglioso, disse uno degli angeli.
Che io sappia, noi non ci siamo mai domandati se meritassimo o meno la vita, disse caino,
Se lo aveste pensato, forse non vi trovereste nell’imminenza di scomparire dalla faccia della terra,
Piangere non vale la pena, non si perderà granché, rispose caino dando voce al suo cupo pessimismo nato e formatosi in successivi viaggi negli orrori del passato e del futuro…”

E allora “partiamo domani, dissero, gli animali sono ormai tutti nell’arca, i commestibili immagazzinati, possiamo levare l’àncora.” Chissà se alla fine riusciremo a partire per davvero… posso solo augurarlo a chi amo, e a chi lo merita di più: le creature che soffrono, che stanno bruciando in Australia, che precipitano nelle voragini in Mugello e alle Filippine, affogano in Indonesia perché la specie di cui faccio parte ha scatenato l’inferno. Forse è una fortuna che non ne se sia ancora resa conto, come aveva capito Caino tanto tempo fa.

BIBLIOGRAFIA:

  • Ettore Tibaldi, Uomini e bestie, Feltrinelli, 1998
  • Julian Barnes, Una storia del mondo in 10 capitoli e ½, 1989 (Einaudi)
  • Josè Saramago, Caino, 2009 (Feltrinelli)
  • Illustrazione di Michael Sowa tratta da Sowa’s Ark, 1996 (Inkognito)

Isabella Ciapetti
Progetto Vivere Vegan Onlus
23 dicembre 2019

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Una cultura bestiale
A cura di isabella Ciapetti con la “i” minuscola. Traduce con giudizio da inglese e danese. Cerca tracce di amore per gli animali dentro ai fatti e alla letteratura.

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