Fai la piadina giusta!

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Fai la piadina giusta!

Sono passati più di 10 anni da quando un’amica mi ha insegnato a fare questo piatto. L’altro giorno, mentre lo preparavo, riflettevo su quante cose ho cambiato nella sua preparazione in questi anni.

La farina sfusa il primo ingrediente (no plastica e no uso di frigo)

La mia amica mi aveva insegnato ad usare le piadine pronte impacchettate nella plastica (in versione senza strutto ma con olio), ora invece faccio una sorta di crepe con l’esubero della pasta madre liquida. Uso una farina biologica di produzione italiana che arriva a casa mia sfusa (la confeziono in barattoli di vetro o in buste di carta che porto da casa). Le piadine erano confezionate in pacchi da 3 o 5 ed erano da banco frigo, quindi avevano consumato energia aggiuntiva sia nei trasporti che durante l’esposizione in negozio. La farina non richiede camion frigoriferi per essere trasportata e frigoriferi per l’esposizione in negozio. Il fatto che non ci sia l’imballaggio di plastica per 3 piadine è solo la parte più visibile della scelta.

Le lenticchie sfuse come condimento (secche e non in barattolo)

10 anni fa usavo lenticchie non biologiche in lattina, quelle meno costose che trovavo, perché mi interessava principalmente che fossero pratiche per me. Estendendo lo sguardo alle conseguenze globali, ho deciso che comprare lenticchie bio, prodotte in Italia e sfuse era una scelta migliore (a casa mia ora non entrano legumi in scatola). Oltre all’imballaggio risparmiato, si diminuisce anche il consumo di carburante, che è ovviamente maggiore per il trasporto di lenticchie precotte, che contengono acqua, e sono immerse nel liquido di conservazione. Trasportare prodotti secchi è la scelta migliore per diminuire il numero di viaggi e il consumo di carburante dei camion che trasportano il nostro cibo.

La passata di pomodoro il terzo ingrediente (in vetro ed equosolidale)

L’ultimo ingrediente di questo piatto era originariamente il concentrato di pomodoro in tubetto. Allora non conoscevo ancora molto la tematica del caporalato, di cui la coltivazione dei pomodori é solo un simbolo, perché questa dinamica di schiavitù moderna viene applicata a moltissime altre coltivazioni e non solo nel sud Italia. Ora compro passata di pomodoro bio in bottiglia di vetro, prodotta tramite una filiera produttiva che garantisce un equo compenso dei lavoratori. Ho imparato ad usarla meno spesso e con maggior accuratezza da quando la pago un prezzo maggiore perché non si regge sullo sfruttamento di braccianti schiavizzati.

Si può ancora migliorare

Questa sarà la versione definitiva di questa piadina con le lenticchie? Credo proprio di no. L’olio che ho usato è bio e italiano, ma non so in che regione sia stato coltivato. Potrei trovarlo di una provenienza geografica più vicina e quindi con meno consumo di carburante per il viaggio. O addirittura potrei barattarlo con un aiuto nella raccolta delle olive, come ha fatto una mia amica nella zona del lago di Garda. O potrei barattare la passata di pomodoro con quell’amica che spesso ne ha in esubero, perché sua suocera la fa con i pomodori dell’orto, ma i suoi parenti inspiegabilmente preferiscono quella industriale del supermercato.

Essere vegan è solo l’inizio di un percorso di ampliamento dei propri orizzonti e di smantellamento delle dinamiche di oppressione che alimentiamo senza saperlo, ma il percorso è infinito e gli altri animali, gli umani oppressi e il pianeta ci stanno gridando con tutte le forze che bisogna fare in fretta. Dobbiamo solo smettere di credere che essere vegani sia sufficiente, come credevo io 10 anni fa, e voler ascoltare.

Beatrice Di Cesare
Progetto Vivere Vegan
29 maggio 2019

beatrice di cesare
Beatrice Di Cesare si definisce eco-minimalista pigra ed esperta nell’arte del fare con quello che si ha. Coautrice di Vegan Revolution, Terra Nuova Edizioni.

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