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vivere
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Le
galline ovaiole sono rinchiuse in gabbie così strette da rendere
impossibile ogni movimento: non possono nemmeno girarsi o allargare
le ali. Sono trattate come macchine per produrre uova
che dopo un intenso periodo di sfruttamento e di sofferenza finiscono
comunque al mattatoio. E perché esistano le galline devono esistere
anche i polli maschi.
Negli allevamenti intensivi vengono soppressi appena nati, trasformati
in mangime per animali. Oppure sono allevati per la loro carne, stipati
fino all’inverosimile in capannoni che possono contenere anche
ventimila animali. La
condizione di sovraffollamento è così grave che una elevata
percentuale di polli muore per lo stress. La mancanza di spazio vitale
provoca aggressività: per evitare che gli animali si feriscano
gli viene tagliato il becco, senza nessuna anestesia. Presso i contadini,
dove pure le galline ovaiole hanno una esistenza discreta, i maschi
vengono uccisi per la loro carne appena sono abbastanza cresciuti. |
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Gli animali da pellicia
negli allevamenti sono rinchiusi in gabbie strettissime, esposti
al freddo e al vento, su un pavimento di rete metallica che gli
ferisce le zampe.
Gli animali selvatici, prima di essere uccisi, agonizzano nelle
tagliole anche per giorni. |
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Dietro quello “sport” chiamato caccia
si nascondono grandi sofferenze. Agli animali uccisi o feriti, che
spesso muoiono dopo una lunga agonia, bisogna aggiungere la reclusione
dei cani e degli uccelli da richiamo. E tra le vittime della caccia
ci sono anche molti animali domestici, primi tra tutti i gatti,
avvelenati o impallinati dai cacciatori perché ritenuti nocivi. |
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che c’entra la lana con una pelliccia? E il latte con la
caccia? Provate a pensarci. Forse vi sembrano cose molto lontane,
con motivazioni differenti, di gravità diversa. Ma alla
radice potete trovare lo stesso atteggiamento culturale, la stessa
concezione antropocentrica: l’animale oggetto, senza diritti,
da sfruttare per soddisfare ogni nostra voglia. Ma si può
vivere (e bene!) senza uccidere e fare soffrire gli animali? La
risposta è SI! Queste pagine sono state realizzate solo
per dare questo semplice (ma anche sconvolgente) messaggio. I
motivi per vivere vegan sono tanti, le occasioni per farlo anche.
Non abbiamo bisogno della pelliccia e non abbiamo bisogno della
carne. Ecco perchè sono la stessa cosa... |
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La morte dei pesci
avviene sempre per soffocamento. Una sofferenza lunga ed atroce
che non viene tenuta in nessuna considerazione solo perché
silenziosa, al punto che passare il pomeriggio in compagnia di pesci
agonizzanti è considerato un piacevole passatempo. |
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La tosatura delle pecore è ormai meccanizzata e se la pecora
è fuori dalla misura standard le lame possono tagliare anche
la carne. Alla fine del ciclo produttivo, quando la produzione di
lana diminuisce, le pecore sono sgozzate per utilizzarne
la carne. |
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La morte degli animali d’allevamento è preceduta dal
trasporto
lungo ed estenuante verso il mattatoio. Stipati nei TIR, senza potersi
muovere, bere o mangiare, gli animali arrivano al macello in gravi
condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire
nemmeno ad alzarsi. |
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Dai detersivi alle vernici, dai rossetti ai deodoranti: la vivisezione
non è praticata solo nel campo della ricerca medica. I più
svariati prodotti di uso industriale e domestico vengono sperimentati,
con grandi sofferenze, sugli animali. |
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Alle oche terrorizzate vengono strappate le
piume senza nessuna anestesia: l’operazione
viene ripetuta ogni due mesi per almeno quattro volte. Poi sono
uccise per la loro carne o ingozzate di cibo per produrre il
patè de foie-gras. |
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Ogni anno in Italia vengono uccisi dieci miliardi di animali solo
per la nostra alimentazione. Rinchiusi negli allevamenti, gli viene
negata la soddisfazione dei più elementari bisogni psicofisici:
come se fossero pezzi di carne
che non provano emozioni e sofferenza. |
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Negli
allevamenti le mucche sono fecondate artificialmente e costrette ad
un parto dopo l’altro. Munte con apparecchi meccanici, che causano
irritazione e spesso mastiti, sono ridotte a macchine da latte.
Dopo pochi anni, appena la lattazione diminuisce, sono avviate al mattatoio.
I vitellini sono allontanati dalla mamma entro pochi giorni dalla nascita,
causando una grave sofferenza ad entrambi. Poi sono tenuti a catena
in stretti recinti, nutriti con una dieta poverissima di ferro che provoca
una grave anemia ma rende la loro carne bianca e dunque più apprezzata
dai consumatori. Quando i vitelli
sono macellati, all’età di sedici settimane, spesso stanno
così male che non riescono a camminare. Uno su dieci muore nella
sua prigione. Mucche e vitelli sono uccisi per l’industria della
carne. Poi sono scuoiati e la loro pelle
serve a fabbricare scarpe, borse, divani... Se la gente non mangiasse
più carne e non bevesse più latte la pelle sarebbe ancora
in commercio? E se nessuno comprasse più la pelle il mercato
della carne ne risentirebbe? Una cosa è certa: dietro ognuno
di questi prodotti si nasconde la stessa grande sofferenza. |
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