Fratellanza
vegana
di
Lorry Bauston
Satya, giugno 1996
traduzione
a cura di Marina Berati, maggio 2004
Nel 1986, Gene e io decidemmo di fare qualcosa per aiutare gli animali
d'allevamento, ma non sapevamo che cosa e come. Iniziammo quindi a visitare
allevamenti intensivi e macelli per informarci sull'argomento, e fu
cosi’ che cominciammo a salvare animali come Hilda.
Fu durante una visita a uno "stockyard" in Pennsylvania, che
la trovammo. Stavamo camminando tra i recinti di animali messi all'asta
e scoprimmo una pila di animali morti, ammassati dietro una delle costruzioni.
Mucchi di animali morti e in putrefazione giacevano li’, su uno
spiazzo di cemento. Mucche con corde strette attorno al collo. Maiali
con grosse ferite. Capre con le zampe attorcigliate. L'insistente brulichio
delle larve e la puzza nauseante mi colpirono allo stomaco, assieme
a domande che non riuscivo a ignorare. Quanto a lungo avevano sofferto?
Quanti giorni di agonia e terrore avevano dovuto sopportare prima di
morire, solitari e sofferenti?
Gene estrasse la macchina fotografica, e ci avvicinammo alla pila. La
macchina fotografica scatto’, e uno degli animali della pila alzo’
la testa. Gene e io ci guardammo, entrambi increduli di quanto avevamo
appena visto. Mi inginocchiai accanto all'animale, e Hilda ricambio’
il mio sguardo. Era a pochi centimetri da una carcassa in putrefazione,
e aveva larve e mosche che le camminavano addosso. Le presi la testa
fra le mani, mormorando "povera bimba, povera bimba" per calmarla
e impedirmi di urlare.
Gene corse a prendere il furgone, e nel giro di dieci minuti eravamo
in marcia forsennata verso il piu’ vicino studio veterinario.
Hilda aveva subi’to un collasso a causa delle condizioni brutali
di trasporto. Non soffriva di altre malattie, ne’ era ferita.
Scoprimmo che Hilda era stata caricata su un camion con centinaia di
altre pecore. Nonostante il caldo umido, che arrivava a quasi 40 gradi,
le pecore erano stipate, un metodo standard usato per risparmiare soldi,
anche se cosi’ alcune pecore muoiono per il disagio. Hilda faceva
parte di quella "perdita economica" di cui l'industria della
carne teneva conto nei suoi bilanci. L'industria della carne, del pollo
e dei latticini ha un nome per animali come Hilda. Li chiama "downers"
(gli "accasciati").
Portammo Hilda a casa nostra, e capimmo cosi’ come poter aiutare
gli animali d'allevamento. Aprimmo un rifugio per le vittime della produzione
di "cibo animale", per poterci prendere cura di Hilda e di
altri animali d'allevamento bisognosi di aiuto, e iniziammo a rendere
pubbliche le atrocita’ di questa industria.
Continuando le nostre indagini, Gene e io scoprimmo che la storia di
Hilda non era unica. Ogni anno, migliaia di animali usati per la produzione
di "cibo" subiscono abusi e privazioni perche’ la sofferenza
animale e’ considerata parte delle "normali pratiche agricole".
Per accrescere il profitto, sugli animali vengono deliberatamente inflitte
crudelta’ eclatanti, come prigionia, sovraffollamento e abbandono,
nonostante il costo tremendo che gli animali devono pagare.
Abbiamo trovato pulcini di pochi giorni gettati nell'immondizia perche’
non crescevano abbastanza in fretta per essere convenienti per la produzione
di carne. Abbiamo visto mucche da latte emaciate, trascinate al macello
con le catene perche’ troppo deboli o malate per camminare, ma
ancora buone per essere usate dall'industria della carne. Abbiamo sentito
tacchini urlare di terrore quando venivano appesi a testa in giu’,
del tutto coscienti, e sgozzati e dissanguati a morte perche’
per il pollame non vige l'obbligo legale dello stordimento preventivo.
Spesso ci viene chiesto come facciamo a sopportare la vista di tutta
questa sofferenza e morte. Ogni volta che me lo domandano, mi ritrovo
a chiedermi che cosa mi dia speranza e ispirazione, e penso a una maialina
che ho amato teneramente, chiamata Hope (Speranza).
Hope era stata scartata al mercato del bestiame perche’ aveva
una zampa difettosa e non era piu’ "vendibile". Hope
era solo un cucciolo, aveva appena due mesi. Mi ricordo quant'era spaventata
e come cercava di scappare freneticamente, quando ci avvicinammo a lei.
Gli umani l'avevano solo presa a calci, strattonata e infine abbandonata.
Gene e io le parlammo gentilmente e le avvolgemmo una coperta attorno
al corpicino tremante. Si lascio’ sfuggire un piccolo grugnito
quando la prendemmo in braccio e la sistemammo tra le mie braccia come
se l'avessimo conosciuta da sempre.
Per sette anni, Hope fu parte delle nostre vite. La accudimmo, cercando
di soddisfare tutte le sue speciali necessita’, e lei riempi’
i nostri cuori d'affetto. Hope fece commuovere anche molte altre persone.
Negli anni, insegno’ a migliaia di visitatori del rifugio che
gli animali d'allevamento soffrono per l'isolamento, la paura e l'abbandono
proprio come i cani e i gatti, e come noi. Mi conforta il fatto che
Hope abbia raggiunto cosi’ tanta gente, specie ora che non e’
piu’ con noi. Hope mori’ al rifugio, circondata da tutti
quelli che l'amavano. Dopo due anni, mi scopro ancora a guardare nella
direzione del suo angolo preferito. Non dimentichero’ mai come
si metteva a pancia in su per essere accarezzata, o il suo speciale
grugnito di "grazie" quando le mettevo di fronte la ciotola
del cibo. Soprattutto, pero’, non dimentichero’ mai come
la sua vita sia stata l'ispirazione per continuare la battaglia per
i diritti degli animali d'allevamento.
Si possono perdere facilmente le speranze, dopo aver visitato un macello
o un allevamento intensivo ed essere stati testimoni di tanta crudelta’.
Non dimentichero’ mai la prima volta che andai in una fabbrica
di uova e vidi l'orrore dei moderni metodi di produzione. Per produrre
uova, da quattro a cinque galline sono stipate in una gabbia grande
quanto un giornale piegato in due. Le gabbie sono disposte in file di
migliaia, l'una sull'altra. In un singolo capannone senza finestre sono
ammassate da 80.000 a 100.000 galline. La distribuzione di cibo e acqua
e’ completamente automatizzata, e cosi’ pure la pulizia.
Non c'e’ alcuna attenzione o cura verso il singolo animale. Gli
uccelli sono sottoposti a questa pena per due o tre anni, senza poter
dispiegare le ali, camminare, e nemmeno sdraiarsi.
Dopo mesi di prigionia intensiva, gli uccelli perdono la maggior parte
delle piume, perche’ strisciano in continuazione contro le sbarre
di ferro. Senza la protezione delle piume, la loro pelle si ricopre
di piaghe doloranti. Quando le galline sono troppo ammalate o ferite
per deporre uova ai massimi livelli di produzione, sono letteralmente
gettate fuori dalla gabbia e lasciate per terra a morire lentamente
di fame.
Trovammo Lily sul pavimento di una fabbrica di uova: aspettava solo
che la morte ponesse fine al suo incubo. Stava in piedi in un angolo,
cercando disperatamente di evitare di cadere su un mucchio di feci e
piume e ossa in putrefazione. Lily aveva perso tutte le speranze. Il
suo intero corpo era accasciato, la testa quasi strisciava sul terreno.
Era ricoperta di ferite, e il suo occhio sinistro era chiuso e gonfio.
La raggiunsi, e la presi gentilmente in mano. Tremava, mentre la sollevavo.
Continuai a parlarle sussurrando, dicendole dolcemente che io ero vegan
e che la sua sofferenza era finita. I miei "rassicuranti discorsi
vegani" mi sembrano sempre ridicoli dopo ogni intervento, ma, non
importa quanto idiota io mi senta il giorno dopo, sono diventati uno
dei miei "rituali di salvataggio".
Per due settimane Lily ricevette cure intensive di riabilitazione. Era
troppo debole per camminare, e per tutto il giorno la tenevo su per
aiutarla a riguadagnare forza nelle zampe. Il 75% del suo corpo era
ricoperto di ferite, e quattro volte al giorno le facevamo impacchi
caldi per ridurre il gonfiore. Poiche’ era molto emaciata, poteva
mangiare sono piccole quantita’ di cibo liquido ogni poche ore,
da un contagocce. In piu’ di un'occasione, mi sono chiesta se
stessi facendo la cosa giusta, o se stessi solo prolungando la sua sofferenza.
E' la domanda che sempre ci poniamo al rifugio quando un animale e’
vicino alla morte - ma poi, una mattina, ebbi la risposta. Aprii la
porta del recinto di Lily, e lei cammino’ verso di me e mi guardo’
da sotto in su. Mi sedetti immediatamente per arrivare il piu’
vicino possibile ad "altezza di gallina" e Lily mi sali’
in braccio. Questa volta ero io quella tremante, mentre le accarezzavo
il mento. Lily mi trasmise il suo amore in un modo che io ero in grado
di capire, proprio come fa un cane quando "parla" con la coda
o una gatto che fa le fusa.
Salvare un animale come Lily mi fa sempre pensare alle volte in cui
non siamo in grado di salvare un animale sofferente, come la volta in
cui Gene e io visitammo un macello in California, nella Chino Valley
a sud di Los Angeles. Quest'area ha la maggior concentrazione di mucche
da latte del mondo, il che significa che ha anche una delle maggiori
concentrazioni di produzione di carne bovina. Le mucche da latte non
vanno in pensione nei rifugi; vengono macellate e usate per fare hamburger.
La maggior parte degli hamburger venduti negli USA vengono dalle mucche
da latte, non dalle foreste tropicali.
Stavamo a guardare dall'area di scarico bestiame e vedevamo arrivare
le mucche una ad una. Gene stava filmando la scena e il mio compito
era di scattare foto. Alcune delle mucche erano "downer".
Secondo i rapporti dell'industria latto-casearia della California, una
mucca da latte su quattro diventa downer a causa delle malattie provocate
dall'eccessiva produzione di latte. Le mucche da latte sono costrette
a produrre una quantita’ di latte dieci volte maggiore rispetto
a quanto farebbero in natura, e il problema e’ peggiorato dall'uso
dell'ormone bovino della crescita e dalla manipolazione genetica.
Misero tutti i downer in un unico recinto, e poi arrivo’ un operaio
a sparare ad ogni una mucca. Fu un processo lento. Tra una uccisione
e l'altra passavano diversi minuti, e gli animali ancora vivi dovevano
star li’ sdraiati a guardare. Ce n'era una che assomigliava molto
a Maya, una mucca che avevamo al nostro rifugio di New York. Tremava
di paura, e io desideravo cosi’ tanto abbracciarla e confortarla.
Piu’ tardi, tornati alla macchina, questo pensiero divenne insopportabile.
Continuavo a pensare a Maya e a quanto lei amasse la vita. Beh, in realta’,
a quanto amasse mio marito Gene.
Maya adora Gene ed in realta’ e’ gelosa di me. Mi spinge
via ogni volta che io e Gene siamo nella stalla, e siccome lei e’
una signora di 800 kg, mi ha anche gettato a terra piu’ di una
volta. Naturalmente, anche Gene deve stare attento. Quando Maya va in
calore, tenta di montarlo. Nella famiglia bovina, sono le femmine che
comandano nell'accoppiamento. (Forse noi donne umane dovremmo imparare
qualcosa dalle nostre sorelle bovine). Sta li’ in piedi e osserva
Gene con sguardo adorante, muggendo dolcemente verso di lui e poi si
gira e mi lancia occhiate d'odio.
Pensavo a Maya, alle cose che le piacciono e a quelle che non le piacciono,
alla sua personalita’ unica, e pensavo a quella povera mucca tremante
che voleva vivere tanto quanto Maya, o quanto voi e me. Gli animali
d'allevamento sono animali che vivono, che sentono; non sono "colazione",
"pranzo", "cena". Gli americani hanno tracciato
una linea immaginaria e classificato alcuni animali come "d'affezione"
e altri come "da mangiare". La nostra societa’ e’
orripilata (giustamente) da altri popoli che mangiano cani o gatti,
e la maggior parte della gente non farebbe mai intenzionalmente del
male a un cane o a un gatto. Le persone che amano gli animali chiamati
"d'affezione" non mangerebbero gli animali definiti "da
mangiare" se solo potessero guardare negli occhi un animale sofferente.
La produzione di animali "da carne" e’ la piu’
grande e piu’ istituzionalizzata forma di maltrattamento di animali.
Miliardi di animali vivono una vita di tormento e sofferenza, e milioni
di persone sono complici nel causare questa sofferenza. Ma la vita di
Hope, e ora la sua memoria, mi ricordano sempre che possiamo fermare
la produzione di "cibo animale" - una vita alla volta, una
legge alla volta e una persona alla volta che diventa vegan dopo aver
incontrato un animale come Hope.
Se vedessi una gallina ovaiola come Lily, o una mucca da latte spaventata,
non faresti tutto quanto in tuo potere per porre fine alla loro sofferenza?
Bene, ciascuno di noi puo’ eliminare la sofferenza delle mucche
da latte, e ognuno di noi puo’ far chiudere le fabbriche di uova
e di polli, perche’ ciascuno di noi puo’ diventare vegan.
L'industria del latte, delle uova e della carne sfrutta e uccide animali
perche’ la gente compra questi prodotti. Se non compri la carne,
le uova e i latticini, nessuno li produrra’. Semplice e chiaro.
La produzione di cibo animale e’ fortemente radicata nella societa’,
ma e’ proprio per questo che abbiamo una grande opportunita’
per fermarla. Ciascuno di noi puo’ agire, subito, e forse e’
proprio per questo che essere vegan e’ una esperienza che fa sentire
tanto potenti.
Quando smetti di consumare animali e prodotti animali, impedisci la
macellazione di centinaia di animali. La tua azione salva delle vite,
ed e’ tanto diretta quanto andare in un allevamento o in un macello
e salvare un animale come Hope. Quando diventi vegan, inizi a creare
un legame speciale con gli animali d'allevamento. La fratellanza vegana
e’ potente, ti tocchera’ e cambiera’ la tua vita per
sempre. Noterai che ti accadono cose strane e meravigliose quando diventi
vegan - come la volta in cui salvai Jessie. Beh, in realta’ la
volta in cui Jessie si salvo’ da sola.
Gene e io stavamo facendo un viaggio in campagna con vari tacchini durante
uno dei nostro progetti annuali "Adotta-un-Tacchino" nel periodo
della festa del Ringraziamento. Ogni anno, incoraggiamo la gente a salvare
un tacchino anziche’ metterlo da parte per la festa. Facciamo
adottare i tacchini a famiglie vegetariane e amorevoli, e invitiamo
i media a dar notizia del nostro particolare modo di celebrare il Ringraziamento.
Eravamo in Colorado (uno dei maggiori produttori di carne bovina) quando
la vidi lungo l'autostrada. Un giovane vitello di razza Angus era solo
a pochi metri dalle auto sfreccianti. Scendemmo, ci mettemmo gli stivali,
e ci avvicinammo. Era molto spaventata e inizio’ a scappare. Una
zampa ferita le impediva di correre velocemente, cosi’ la raggiungemmo
in pochi minuti. La nostra nuova "bambina" pesava circa 75
kg, e mentre ci affannavamo a farla entrare nel furgone, sentimmo urla
arrabbiate e vedemmo un uomo correre verso di noi.
Scoprimmo presto che Jessie era saltata fuori da un camion che correva
a 90km l'ora. Quando capii cosa aveva fatto per sfuggire al suo destino,
mi sentii come una madre mucca infuriata, pronta a incornare chiunque
volesse portarle via il suo vitello. Nonostante la difficolta’
a stare calma, spiegai al proprietario che eravamo agenti anti-crudelta’
e che volevamo portare via questo vitello perche’, ovviamente,
non poteva portarlo all'asta, ora. Con mia grande sorpresa, il proprietario
fu d'accordo. Ero pronta a dar battaglia, dato che animali malati o
feriti vengono continuamente venduti alle aste in modo del tutto legale.
Ancora oggi, non so se abbia acconsentito perche’ era sotto shock
o perche’ aveva visto nei miei occhi una mucca infuriata o perche’
forse, ma proprio forse, aveva una piccola dose di fratellanza vegana
nascosta dentro di se’.
La sfida successiva fu far passare Jessie al confine con la California,
perche’ aveva bisogno di essere curata in una clinica specializzata
nella California del nord. Guidammo tutta la notte con lei e quattro
tacchini in mezzo una spaventosa bufera di neve, e proprio mentre stava
albeggiando, arrivammo al confine con la California - e al punto di
controllo agricolo. Ora, ogni madre tacchina sa che l'alba e’
il momento in cui i tacchini si svegliano e iniziano a chiocciare, e
sapevamo che non avevamo molto tempo. Accendemmo la radio e ci avvicinammo
cautamente all'agente di guardia. Ci chiese se avevamo arance o mele.
Io sorrisi con dolcezza e dissi no e continuai a guidare col piu’
grosso sorriso che abbia mai fatto. Jessie sopravvisse e ora e’
una mucca piena di salute. Non ho mai considerato me stessa come una
persona religiosa o che pensa "tutto accade per un motivo ben preciso".
Eppure, non posso evitare di chiedermi se lei sapeva che eravamo dietro
di lei quando e’ saltata giu’ dal camion - almeno, mi piace
pensare che fosse cosi’.
Da vegan, sono stata testimone di tante cose incredibili, di tanti legami
speciali con gli animali d'allevamento. Sappiamo tutti che le persone
sviluppano un particolare legame con gli animali cosiddetti "da
compagnia". La maggior parte delle persone hanno amato un cane
o un gatto e hanno vissuto molti momenti di profonda comprensione e
affetto. Io so che ogni volta che mi sento giu’, la mia cagnetta
Suzy lo sa sempre, e viene da me e mi si siede accanto con comprensione.
Mi guarda con una tale espressione di pena, una tale preoccupazione,
che devo sorridere.
Al Rifugio, abbiamo legami speciali anche con gli animali che ospitiamo.
Il piu’ delle volte, si tratta semplicemente della quotidiana
comunicazione con loro, ma alcune volte questo legame ci viene ricordato
con un potente messaggio di fratellanza vegana. Diane, la nostra coordinatrice
del rifugio californiano, mi racconto’ uno di questi "momenti
preziosi": una volta si feri’ un braccio mentre era nella
stalla dei vitelli. Le faceva talmente male che non riusciva a muoversi
e non pote’ far altro che rimanere li’ seduta a piangere.
Anche se in quel momento non erano nella stalla, nel giro di pochi minuti
apparvero Joni e Henry, due dei vitelli. I bovini hanno un ben definito
"muggito di dolore" ed entrambi lo usarono quando videro Diane
per terra. Si avvicinarono con cautela, toccandola col naso. Il loro
muggito si addolci’, trasformandosi in un muggito di conforto.
Per piu’ di venti minuti le stettero vicino, leccandole gentilmente
la faccia, fino a che Diane pote’ muoversi di nuovo.
Se ti lasci toccare, gli animali ti toccheranno, e gli animali d'allevamento
sono animali. Una mucca o un tacchino o un maiale e’ in grado
di provare gioia e tristezza, o dolore e conforto, come un cane o un
gatto. Come molte persone, io sono tanto fortunata da avere l'affetto
e la compagnia di cani e gatti, animali che sono veramente parte della
mia famiglia. Ma, al contrario di molte persone, ho anche conosciuto
l'affetto e l'amicizia di mucche e maiali e tacchini e polli - animali
d'allevamento che hanno sofferto orribilmente negli allevamenti intensivi
e nei macelli, ed ero io la colpevole - ogni volta che mangiavo una
pizza con la mozzarella o un dolce fatto con le uova, ogni volta che
non mi importava abbastanza da sentire il loro dolore. Dobbiamo ricordare
sempre la sofferenza degli animali perche’ e’ attraverso
di essa che sentiamo l'amore, che si traduce nella necessita’
di fermare la sofferenza.
La prossima volta che vuoi mangiare carne o formaggio o uova, immagina
di vivere la tua vita in una gabbia piccola, sudicia, in una sofferenza
continua, impossibilitato a stare in piedi o a sdraiarti in modo confortevole.
Dopo mesi di agonia, la tua tortura ha termine, ma non al macello. Due
mani gentili ti tirano fuori dall'oscurita’ e ti portano in un
posto sicuro e amorevole. Per la prima volta, puoi camminare su prati
verdi e soleggiati e riposare in un comodo letto di paglia soffice.
Tu stai dando una speranza agli animali bisognosi.
Io mi sento fortunata a dividere la mia vita con animali come Hilda
e Hope. Sono grata che i miei vecchi amici non abbiano mai conosciuto
il terrore e la pena di un macello e di aver potuto vederli "diventare
vecchi" al rifugio.
Mi scopro spesso guardar fuori dalla finestra verso la stalla delle
pecore. Hilda e’ li’, che pascola tranquilla. A volte mi
chiedo che cosa si ricordi di quell'orribile viaggio verso il macello.
Hilda e’ rimasta timida verso gli umani, anche dopo tutti questi
anni. E' un privilegio raro quando ti si avvicina e uno ancora piu’
raro quando ti lascia grattarle il mento. Ci abbiamo messo un po' a
rassegnarci a questo e a un momento imbarazzante con Hilda - imbarazzante
per noi, voglio dire, non per Hilda. Accadde circa un anno dopo il suo
salvataggio. Stavo lavorando nella stalla, quando Gene mi raggiunse
correndo, sorridendo da un orecchio all'altro. "Le piaccio! Piaccio
a Hilda!" proclamo’, sorridendo come un padre orgoglioso.
"Mi segue dappertutto, non mi lascia un attimo". Non ci potevo
credere, e, provando una fitta di gelosia, non ero sicura di volergli
credere. Ma, come Gene entro’ nel pascolo delle pecore, ecco la
prova. Hilda trotto’ verso di lui e quasi gli si struscio’
contro. Gene si avvicino’ a me e Hilda lo segui’.
Le ore passavano, e Hilda continuava a star accanto a Gene, seguendolo
mentre dipingeva, nel granaio, alla pila del compost. Com'e’ sua
natura, Gene mi fece gentilmente notare che forse aveva scelto lui anziche’
me perche’ ero io quella che le tagliava gli zoccoli. Ma dopo
diverse ore di adorazione, anche Gene inizio’ a insospettirsi
per questa improvvisa dimostrazione di affetto. Poi capimmo, e quello
fu il giorno in cui ci trasformammo ufficialmente da "cittadini"
a "contadini". Hilda non era innamorata: era in calore. Ora,
dopo aver saputo anche della storia di Maya, probabilmente vi chiederete
quanto affascinante puo’ essere un umano? Allora probabilmente
non avete conosciuto Gene, quindi, come possiamo spiegarvelo, io o Maya
o Hilda? Noi tutte condividiamo uno speciale legame vegano con lui,
e non posso aggiungere altro.
Lorri
e Gene Bauston hanno fondato Farm
Sanctuary un rifugio per animali di allevamento, nel 1986.
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