Anche
le umili galline hanno diritto al rispetto
di
Dacia Maraini
Il Corriere della Sera, 06/02/2004
Il modo in cui trattiamo gli animali da macello sta diventando sempre
piu' brutale e insensato.
Le epidemie che gia' hanno minacciato l'uomo, cominciando da quella
delle mucche, forzate a nutrirsi di ossami e carcasse animali, quando
per natura sono erbivore, doveva costituire un avviso per noi umani
che crediamo di poter trattare gli altri esseri viventi come se fossero
meno che oggetti, con un'empieta' che si scontra con tutte le pretese
di cristianita' di cui ci vantiamo.
Abbiamo assistito, appena qualche anno fa allo sterminio di milioni
di creature miti e gentili che per colpa nostra si erano ammalate e
minacciavano l'uomo con un nuovo sconosciuto virus mortale.
Non riesco a cancellare dagli occhi le immagini di tante povere vacche
trascinate per le zampe, sollevate dalle gru e gettate oscenamente in
un rogo comune, dopo essere state giustiziate brutalmente.
Da cosa ci viene questa arroganza? Questa assoluta cecita' di fronte
alle sofferenze animali? Purtroppo, non credo nemmeno che si tratti
di cattiveria, come si suol dire, ma di assoluta insensibilita', ovvero
di assoluta mancanza di immaginazione. La gente non e' crudele per istinto
ma perche' non e' capace o non e' educata a immaginare la sofferenza
altrui.
In questi giorni apriamo il giornale e vediamo milioni di galline e
polli che vengono gassati, avvelenati chiusi dentro sacchi della spazzatura
e seppelliti vivi. Vi pare che tutto questo sia degno di qualcuno che
si dice fatto a somiglianza di un Dio?
Siamo noi che facciamo ammalare le povere bestie che teniamo in cattivita'.
Siamo noi che attraverso questi allevamenti intensivi, privi di ogni
riguardo per la loro anche se brevissima vita, avendoli messi nell'impossibilita'
di camminare, di beccare, di cantare, di covare le proprie uova, li
rendiamo malati, infelici, nevrotici, molli, privi di ossatura.
Poi, quando come si poteva prevedere, diventano portatori di un nuovo
micidiale virus, ci spaventiamo e li facciamo fuori in serie. Non so
se qualcuno ha visto il film della riscossa delle galline. Ecco un caso
di immaginazione e quindi di pieta' profonda. Il regista ha immaginato
cosa possa provare una gallina rinchiusa in un pollaio moderno. E ci
ha tanto indovinato che gli spettatori nelle sale parteggiavano per
le galline che volevano sfuggire alla grande macchina che le riduceva
a pezzi e poi le gettava nelle scatole. A volte l'immaginazione va sollecitata.
I nostri occhi, accecati da tante immagini adulatorie e stupidamente
seducenti, hanno perso la capacita' di vedere al di la dello stereotipo.
Pieta' l'e' morta e' stato detto. Ma davvero dobbiamo rassegnarci a
questa atona accettazione delle leggi del mercato per cui un essere
vivente, qualsiasi sia, ha perso il diritto a un pezzetto di vita, anche
infimo ma reale?
Io spero che per, non per pieta' o per comprensione, sentimenti ormai
considerati ridicoli e spregevoli, bensi per paura, la paura di nuovi
virus e pandemonie mortali, si comincino a smontare le insensate strutture
degli allevamenti intensivi, che portano necessariamente alla mutilazione
genetica e alle malattie, che dagli animali si trasferiscono all'uomo. |