Movimento
liberazione animale
di Riccardo Trespidi,
2000
Il
movimento di liberazione animale ha radici molto antiche.Basti pensare
a grandi menti come Pitagora, Leonardo da Vinci, Shopenhauer, G.B.Shaw.Solo
negli ultimi venti anni però, si è passati dalla testimonianza
di singoli grandi personaggi, al tentativo di costruire un movimento
che influisse sulla coscienza dei popoli ed eliminasse lo sfruttamento
dell'uomo sugli animali non umani.
Il Movimento di Liberazione Animale moderno è nato con i due
grandi filosofi Peter Singer e Tom Regan che hanno scritto e pubblicato
in quasitutte le lingue Liberazione Animale e I Diritti Animali.
Tutti i liberazionisti hanno letto questi testi e su di loro hanno formato
i principi etici e politici per costruire il movimento liberazionista.Sono
sorte in questi anni numerose associazioni con lo scopo di sensibilizzare
l'opinione pubblica sulle sofferenze inflitte dall'uomo agli animali
non umani.
Sono stati anni in cui si è creata molta confusione.Nessuna associazione,
locale, nazionale, o internazionale è riuscita finora a trasmettere
un messaggio liberazionista.Quasi tutte hanno parcellizzato le battaglie,
finalizzandole ad uno o due obiettivi.Nessuna ha avuto il coraggio o
la forza di impostare la propria attività a livello politico,
ponendo come condizione unica e irrinunciabile la liberazione degli
animali non umani.
Chi si è occupato di animali da affezione (cani e gatti) avendo
forse maggior incisività sui media, vista la maggiore sensibilità
verso questi animali.Chi invece ha affrontato la sperimentazione farmacologica
sugli animali chiedendone l'abolizione solo perchè antiscientifica.Chi
ha cercato di dimostrare che la scelta di non mangiare animali è
vantaggiosa per l'essere umano, senza sostenere che lo è soprattutto
per gli animali.Chi ha lottato contro la caccia.Chi contro gli zoo.Chi
contro i circhi.Chi contro le pellicce.Eccetera.
I messaggi erano e sono sempre frazionati, poco chiari.Molti animalisti
sono in contraddizione evidente ritenendo che la loro battaglia sia
scollegata dalle altre.Per esempio molti anticaccia sono cadaveriani.
Anche molti antivivisezionisti sono cannibali.E cosi anche gli antipellicce.L'opinione
pubblica ha recepito una moltitudine di messaggi spesso scollegati tra
loro e non ha capito in realtà che cosa noi veramente vogliamo.
L'unico gruppo che ha chiaramente lanciato un messaggio liberazionista
è stato l'Animal Liberation Front, il quale è stato manipolato
dai media che lo hanno reso ridicolo o ancor peggio criminalizzato.
D'altra parte la strategia seguita dall'ALF è stata certamente
perdente. Liberare gli animali distruggendo le strutture e scappando,
lasciando gli stessi in balia degli eventi e non assumendosi la responsabilità
del reato commesso, non ha certo favorito l'immagine di questo gruppo.
È il momento di fare bilanci.
Ho sempre considerato i movimenti di idee come aziende dove lo scopo
non è il profitto ma il raggiungimento dei propri obiettivi.Quando
un'azienda non ha avuto profitti ma perdite deve chiudere.
Se un movimento politico non raggiunge i propri scopi deve necessariamente
rinnovarsi. Pena la ridicolizzazione o peggio ancora l'integrazione.Basti
pensare al movimento femminista, a quello antirazzista, a quello omosessuale,
alla classe operaia. Quando i messaggi sono stati chiari e si è
reso evidente l'obiettivo, i risultati si sono visti. Il Movimento di
Liberazione Animale non ha coraggio.
Non riesce ad evidenziare con chiarezza il principale obiettivo, che
è quello di imporre il rispetto della vita e di una vita dignitosa
degli animali non umani. Esiste forse una sorta di timore per sostenere
questa teoria che si scontra con una realtà culturale che ha
sempre considerato gli animali cose. Molti hanno paura di rendersi ridicoli.
La scelta vegetariana non è mai politica ma personale. Pochi
hanno il coraggio di sostenere che la scelta liberazionista non è
un problema soggettivo ma oggettivo. Pochi ne fanno una battaglia etica,
molti cercano di convincere con troppe cautele. A vent'anni di distanza
dai primi passi del movimento è giunto il momento di modificare
radicalmente l'impostazione culturale e politica del Liberazionismo.
Occorre fare una dura autocritica e analizzare i risultati finora ottenuti.
Non serve fare processi o epurazioni. Ciò di cui abbiamo bisogno
è di ridiscutere una nuova strategia liberazionista, approvarla
e su quella trovare i consensi.
In questi anni nel mio paese, (credo però pur non essendone a
diretta conoscenza, che anche in altri paesi si siano verificati fatti
analoghi), ho visto lotte interne al movimento. Diffamazioni, falsità,
invidie, hanno di fatto creato un ambiente sospettoso. Il timore di
infiltrati che in qualche modo carpissero le idee e tendessero a modificarle,
il sospetto che tra animalisti vi fossero maltrattatori di animali che
sfruttavano le associazioni per continuare i loro loschi traffici, erano
e sono esempi frequenti di stili di vita animalista.
Io stesso sono stato oggetto di campagne di diffamazione, ma mi ha consolato
che anche Peter Singer e altri personaggi, certamente più illustri
di me, siano stati oggetto di calunnia, come peraltro riconosciuto da
sentenze penali passate in giudicato.
Quello di cui ha bisogno il movimento di liberazione animale è,
come dicevo prima, una nuova strategia.
In venti anni l'unico obiettivo raggiunto è stato quello di far
sapere al mondo che ci siamo. Ma non abbiamo ancora fatto sapere che
cosa vogliamo esattamente.
Non dobbiamo avere nessuna paura nel volere e nel dire al mondo che
vogliamo sette miliardi di Vegetariani. Non dobbiamo pensare assolutamente
che questa è un'utopia. Se le donne, le persone di colore, la
classe operaia, avessero ritenuto che il cambiamento della loro condizione
di sfruttamento e discriminazione fosse un'utopia, avremmo ancora la
schiavitù legalizzata e lo sfruttamento di donne e operai. Chi
pensa che Liberare gli animali sia un'utopia o un progetto così
difficile che potrà forse essere realizzato dalle future generazioni,
sarebbe bene che abbandonasse la battaglia animalista poichè
non esiste peggior nemico delle idee di colui che le considera utopiche.
Fondamentale e crederci.
Dipende solo da noi, dalla nostra forza morale e dal nostro coraggio.
La liberazione degli animali non umani è tanto più vicina
quanto più noi la vogliamo. La nuova strategia secondo il mio
parere deve avere come messaggio principale la liberazione degli animali
segregati negli allevamenti intensivi. Deve cioè riprendere le
azioni dell'ALF. con una variante sostanziale: gli animali devono essere
liberati, (senza procurare danni alle infrastrutture), sistemati in
luoghi protetti e segreti e SOPRATUTTO chi ha compiuto l'azione deve
poi autodenunciarsi e subire un processo con relativa condanna. Queste
azioni dovrebbero essere coordinate da un comitato internazionale che
darà il massimo risalto alle stesse. Esse avranno sicuramente
un impatto ben diverso sull'opinione pubblica mondiale e noi avremo
finalmente chiarito i nostri obiettivi e le nostre ambizioni. Una cosa
deve essere sempre tenuta in considerazione ed è la scelta etica
del vegetarismo, che poi è la chiave della liberazione animale.
Pensare di convincere gli umani a non mangiare la carne perché
fa bene, perchè la dieta vegetariana è nutrizionalmente
valida è si un'utopia.
Anzi bisogna fare molta attenzione a questa proposta perchè la
risposta dei nostri avversari sarà la carne senza il colesterolo,
biologica ed esente da tossine. Sostenere che la sperimentazione animale
è antiscientifica e perciò va abolita ci farà commettere
un grave errore. Le stesse biotecnologie, le manipolazioni genetiche,
dimostrano esattamente il contrario, e cioè che l'utilizzo degli
animali e le loro manipolazioni genetiche sono altamente e squisitamente
scientifiche. La forza del nostro movimento, il motore della nostra
idea, non può che essere l'etica. Tutto il resto, fa solo da
contorno. La validità della scelta vegetariana, le gravi lacune
scientifiche della sperimentazione sugli animali, dovrebbero servire
solo a rafforzare la nostra posizione morale e non a mascherarla con
falsi obiettivi.
Rivolgo un appello alla classe medica della quale faccio parte:
Noi cari colleghi abbiamo un ruolo decisivo nella liberazione degli
animali. Perciò medici vegetariani e antivivisezionisti non parlate
solo dei benefici della dieta, o degli errori della sperimentazione
animale, ma esprimete soprattutto il vostro impegno morale a ridurre
la sofferenza, ad esaltare la vita.
Una classe completamente assente, ma fondamentale per la nostra crescita
è quella dei medici veterinari. Conosco pochissimi veterinari
vegetariani, non conosco medici degli animali che abbiano iniziato all'interno
della loro categoria una sorta di processo alla deontologia professionale
della categoria. Non dimentichiamo, infatti, che l'allevamento, il trasporto
e lamacellazione degli "animali da reddito" sono possibili
grazie al necessario avvallo dei medici veterinari.
La nonviolenza deve essere la nostra forza. L'obiezione di coscienza,
non quella disciplinata dalla legge, ma quella che cambia le leggi ingiuste
e detta nuove regole per tutti deve far parte del nostro patrimonio
culturale. L'orgoglio animalista,l'orgoglio liberazionista, devono farci
compiere azioni al di fuori della violenza, con un messaggio il più
chiaro possibile, il più sincero possibile, senza timori e senza
pudori.
Noi vogliamo liberare gli animali dalla schiavitù. Dobbiamo avere
la forza di rischiare anche la nostra vita, ma lo dobbiamo fare per
amore. Niente è più forte della nonviolenza, niente è
più costruttivo dell'amore.
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