lettere aperte
     

Vegan a tavola ma non solo

di Dora Grieco, 27/01/02

 Il termine "vegan", conosciuto ed usato fra gli animalisti di tutto il mondo, inizia a circolare anche in italia. Nasce per dare un nome a quelle persone che hanno scelto uno stile di vita che non vuole causare sofferenza o morte agli animali, che vuole proteggere e conservare l'ambiente, che contribuisce a risolvere il problema della fame nel mondo.
Un vegan non utilizza o consuma nessun prodotto di derivazione animale o che derivi dalla sofferenza degli animali. E questo accade non solo a tavola. Ogni azione della nostra vita quotidiana spesso evidenzia -o nasconde- lo sfruttamento degli animali. C'è sfruttamento e morte di animali nei capi di abbigliamento in pelle, pelliccia, lana... C'è nei "prodotti" che portiamo in tavola nella carne, nel latte, nelle uova. E ancora negli ingredienti di prodotti industriali, che, a parte pochissime eccezioni, sono testati sugli animali fino alla loro morte: questo non accade solo per i farmaci, ma anche per i cosmetici, i detersivi per la casa, i prodotti chimici, i componenti di vernici, colle... e potremmo continuare.

Essere vegan al 100% non è quindi facile. Ma quello che conta è cominciare. Mettendo in pratica piccole scelte che possono cambiare, in meglio, la sorte degli animali, della terra, della nostra salute.
E soprattutto possono contribuire a cambiare il rapporto uomo-animale ancora basato sulla sottomissione e lo specimo.

A tavola essere vegan è facile. E molti anzi lo sono per motivi salutistici. Ma un animalista lo è essenzialmente per motivi etici. Nessun animale, in nessun allevamento (anche biologico) viene risparmiato dalla morte. Le mucche da latte sono inizialmente sfruttate per la produzione di latte e poi, appena diminuisce la resa, uccise per la loro carne. Questo accade in media dopo cinque anni. Una mucca ne vivrebbe venti. Ma non solo. Sulla produzione di latte pesa anche la morte dei vitelli. Non ci sarebbe produzione di latte senza uccisione dei vitelli. Infatti come accade per le donne, la mucca produce latte subito dopo aver partorito. Ma invece di allattare il suo vitellino (gli viene consentito solo per poche ore) il latte viene munto dall'uomo, quasi sempre a mezzo di macchine, e il vitello, se maschio, mandato ad ingrassare e macellato precocemente. Se il vitellino è femmina seguirà il destino della madre: prima munta e poi macellata. E così via: mucca dopo mucca, vitello dopo vitello le nostre tavole si imbandiscono di prodotti cruenti come il latte, la panna, i formaggi... E questo e¹ inevitabile anche in un allevamento biologico: è impensabile tenere in vita tutti i vitelli. Quanti terreni occuperebbero e quante risorse consumerebbero? I vitelli e le mucche sono destinati alla macellazione. Come le volpi per le pellicce, o i fagiani per la loro carne.

La stessa crudeltà si ritrova nella produzione di uova. Anche in un allevamento biologico con galline allevate all'aperto. Il meccanismo della produzione e del profitto miete vittime di pulcini, polli e galline.

Un vegan a tavola ha oggi una grande scelta di prodotti di qualità. Sono sempre più i negozi (ma anche i supermercati) che ci offrono prodotti senza crudeltà. E ci guadagna anche la nostra salute! Troviamo di tutto: dalla panna di soia per cucinare, ai ravioli e tortelli di tofu (dalla soia), all'affettato di seitan (dal grano), margarina vegetale, dado vegatale, gelati di soia, cioccolato fondente, pasta fresca di grano duro, maionese senza uova, yogurt e latte di riso o di soia... E il seitan e il tofu si prestano alla creazione di piatti all'insegna della bontà e della salute. Chi si alimenta seguendo una dieta vegan èspesso più consapevole e attento al cibo che mangia. Mangia quindi meglio. E l'eliminazione dei prodotti caseari contribuisce ad allontanare molte intolleranze e disturbi alle vie resiratorie.

Essere vegan comporta quindi uno stile di vita all'insegna del rispetto di tutti gli animali e della terra. Ed a guadagnarci è anche l'uomo. Dall'uccisione degli animali, dalla loro detenzione, deriva un grave sfruttamento di risorse e un altissimo inquinamento della terra.
Le deiezioni degli animali allevati, come scarto, ma anche sotto forma di concime, inquinano gravemente i nostri terreni. Esiste una valida alternativa anche a questo: la coltivazione veganic. Che prevede l'alternanza dei terreni da coltivare e invece di concimi chimici o animali l'uso di soli prodotti vegetali.

È possibile vivere vegan. Basta fare un pò di attenzione alle cose che scegliamo. c'è una buona offerta di prodotti non cruenti. Sta a noi incrementarla con una richiesta sempre più forte e convinta. È facile vestirsi, ed essere anche trend, senza usare prodotti animali. Eliminiamo la pelle, la lana, le pellicce, la seta. Restano tantissimi tessuti attuali, confortevoli e belli, che non derivano dall'uccisione e dalla sofferenza degli animali. Persino un prodotto sintetico inquina meno di un prodotto di pelle o di lana. Perchè, anche a parità di inquinamento per la lavorazione, non si deve sommare quello conseguente all¹allevamento degli animali. Rinunciare a vestirsi con la morte e la sofferenza degli animali non significa sottovalutare i problemi ecologici: semmai il contrario!

Quello che spinge un vegan verso questo stile di vita è essenzialmente la volontà di non fare agli animali quello che l'etica comune dice di non fare agli uomini. Non li sfruttiamo. E non li uccidiamo. Sta ad ogniuno di noi fare delle scelte, siamo liberi di farle. Tutto verrà di conseguenza.

     
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