"A
peso vivo"
Questo e' il racconto del salvataggio di sei conigli altrimenti
destinati ad essere mangiati.
Attivisti per la liberazione animale, 11/04/03
“A
peso vivo”, non dimenticheremo mai queste parole.
Abbiamo comprato sei creature a peso vivo. Ricorderemo per sempre la
noncuranza e l’assurda normalita' con cui quelle parole furono
pronunciate.
Non vogliamo fare una cronaca di questa esperienza che ci ha segnato
così profondamente e personalmente, siamo tuttora senza fiato,
impotenti perche' sappiamo che ci siamo lasciati dietro troppe altre
vite; ma se ripensiamo al calore che abbiamo sentito tra le dita da
umani troppo freddi ogni volta che sfioravamo il loro manto, se ripensiamo
a quelle grandi orecchie, se ripensiamo a quegli occhi inizialmente
terrorizzati e poi curiosi, quasi con un velo di speranza, che ci osservavano
e che continuavano a vederci troppo grandi. Quanto abbiamo desiderato
diventar piccoli, almeno quanto loro, per incuterli meno timore.
Diciamo di quegli occhioni con un velo quasi impercettibile di speranza
perche' e' impossibile dimenticare la mano che violentemente si
infilava nelle gabbie stracolme, afferrava qualche compagno e lo sgozzava
dopo averlo sbattuto contro il muro.
Ripensavamo a questa scena, malgrado non vi avessimo mai assistito,
ogni volta, che per dar loro da mangiare o per pulire la loro temporanea
casa fuggivano spaventati, ogni volta che allungavamo le braccia verso
di loro.
Non vi e' mai stato desiderio piu' forte in noi come quello di poter
far capire a quelle sei creature che non volevamo far loro del male…
e che, al contrario, le avevamo salvate da morte certa.
Le abbiamo tenute con noi, affrontando non poche difficolta', disorganizzati
(non avevamo mai fatto un salvataggio del genere prima di allora), in
un soffocante timore che mai nessuno avrebbe voluto tenere con sé
neanche una delle dolcissime creature. L’unica sicurezza che avevamo
era dentro di noi, era l’amore che attimo dopo attimo cresceva
per degli esseri viventi meravigliosi che la maggior parte della gente
vedeva solo come cibo.
E' stata una sorta di catarsi, quasi una purificazione, ci passo' cosi'
tanta vita dinanzi agli occhi che esterrefatti da tale meraviglia credevano
e speravano che tutto questo male non esisterebbe se altri capissero
cos’e' la vita.
Guardavamo i loro occhi e un fremito d’amore e pura felicita'
pervadeva la nostra anima.
E allora perche' trascorremmo la notte insonne?
Una sensazione nauseabonda non ci dava pace, ci trastullavamo tra i
pensieri e inevitabilmente vedemmo quanta malvagita' mista a puro egoismo
vizioso dimora nelle menti degli esseri umani, ci chiedevamo come fosse
possibile cibarsi di vita.
Non riuscivamo a dormire e temevamo per quelle vite.
Chissa' quante vite muoiono per soddisfare questo piacere umano, tutto
cio' era ripugnante ed essendo esseri umani ci sentivamo cosi' repellenti.
Avevamo accumulato tutto il dolore, i lamenti , il sangue di tutte le
creature; le tenevamo rinchiuse nelle nostre mani per proteggerle dal
mondo riponendole sul nostro cuore e sentimmo altri cuori pulsare dentro
al nostro… erano quelli delle vite che avevamo salvato e se ci
sarà la forza che implora la vita potremo salvare tante altre
esistenze.
Quando Fabio ci ha contattati parlandoci di una persona disposta a prenderli
tutti.. abbiamo stentato a crederci. Ci e' bastato guardare negli occhi
questa ragazza dolcissima per capire.
Ora le nostre sei conigliette (anzi le nostre quattro conigliette e
i due maschietti infiltrati) vivono, in un posto che non dimenticheremo
mai, in compagnia di un cavallo, tanti cani (ciao Brum Brum!) e gatti.
Se qualcuno volesse aiutare Paola nella sua stupenda opera puo' farlo
adottando uno o piu' coniglietti.
Abbracciamo forte forte tutti coloro che ci hanno donato il loro preziosissimo
aiuto (molti piu' di quelli che ci aspettavamo!). Paola naturalmente,
Fabio e tutti i ragazzi della Lav di Bari, Dora di Progetto Vivere Vegan,
Massimo Tettamanti, Kimberly, Roberto e tutti i ragazzi del WWF di Gioia
del Colle, Leo, il Locale Blu, Monica e Dino, la dottoressa Marina Magazzino,
la Dottoressa Capurso.
Un ghigno beffardo a tutti coloro che non ci hanno creduto, che ci hanno
abbandonato, che ci hanno insultato. |