Quei
figli di un dio minore sacrificati per il mercato
di
Margherita D'Amico
Corriere
della Sera, 06/01/04, Il Commento, p. 18
Gia' l'anno scorso Animalasia, associazione che lotta per le sorti degli
animali nei Paesi asiatici, dagli orsi delle fattorie della bile ai
cani e gatti scuoiati e bolliti vivi, aveva segnalato i mercati di bestiole
della Cina meridionale come possibile epicentro di un ritorno della
Sars. Non sempre le profezie si compiono e quando lo fanno scelgono
talvolta una via diversa da quella lasciata supporre. Scrisse Leonardo
da Vinci: "Verra' un giorno in cui l'uccisione dì un animale
verra' giudicata altrettanto grave di quella di un uomo". [sic;
la citazione, moderna, e' apocrafa]. Potrebbe accadere, ma forse non
sulla spinta di una revisione morale, bensi' per paura. Per terrore
dei nuovi morbi, frutto della determinazione a trattare gli ani-mali
come merce inanimata, ignorandone il dolore e infliggendo loro esistenze
deformi in obbedienza a logiche commerciali. L'Asia e' lontana, ma anche
da noi l'industrializzazione del mercato della carne e delle pelli ha
condotto a un'aberrazione del rapporto uomo-animale di cui non si parla,
poiche' coinvolge enormi interessi economici. Gli allevamenti sono ormai
quasi tutti intensivi e considerano la mucca o il visone vivi per caso,
nell'esclusiva funzione di prodotto.
Talvolta gli animalisti conducono le loro campagne in toni esasperati;
poco spesso viene pero' ricordato come si ritrovino schierati contro
un sistema che per funzionalita' arriva a tagliare il becco a polli
ancora vivi con una lama rovente, che esistono mattatoi in cui si fanno
a pezzi animali coscienti, che infiniti maiali e vitelli non hanno mai
visto la luce del sole ne' hanno mai camminato perche' bloccati da cinghie.
Sull'aspetto etico del criterio di sopraflazione che da sempre determina
le relazioni dell'uomo con gli altri abitanti del pianeta esistono scritti
autorevoli "Del mangiar carne" di Plutarco o "La vita
degli animali" di J. M. Coetzee (premio Nobel 2003), entrambi editi
da Adelphi. Ma per ripassare in fretta la posizione dell'occidente evoluto
al riguardo sono sufficienti le prime pagine di "Ecocidio"
dell'economista Jeremy Rifkin, pubblicato dalla Mondadori nel 2001.
Allora Rifkin spiegava come il nostro pianeta sia abitato da un miliardo
e 280 milioni di bovini che occupano il 24% della superficie terrestre.
Per stiparli, nell'America centromeridionale vengono ogni anno abbattuti
milioni di ettari di foreste. Il solo bacino idrografico del Po accoglie
le deiezioni di 13 milioni di ovini e suini, tre inverni fa in Nuova
Zelanda c'e' stato allarme per il gas metano emesso dal respiro delle
pecore, presenti nel rapporto di 12 a uno con l'uomo. Tutti questi animali
consumano cereali adatti a sfamare miliardi di persone.
Ma la carne rimane alimento da nord ricco, che anziche' morire d'inedia
incomincia a fare i conti con il proprio bisogno di rassicurazione fondato
sul consumo. Il primo caso di Bse [bovine spongiform encephalopathy]
fu registrato in Inghilterra nel 1986; secondo i ricercatori qualche
centinaio di morti odierni rischia di essere l'inizio di una catastrofe,
poiche' nella variante umana la malattia puo' avere un'incubazione di
decenni. Sembra che gli animali infetti fossero nutriti con carne di
pecore morte di scrapie. Chi mangia il foie gras ingerisce la degenerazione
del fegato di un'oca ingrossato a forza di venti volte il proprio volume.
Persino i sacerdoti mangiano quelle che ritengono creature inferiori.
Qualcuno obietta che anche le piante soffrono, ma se dobbiamo proseguire
nella visione antropocentrica dell'universo, in pochi hanno udito il
grido dell'insalata recisa, mentre del lamento dell'animale straziato
si ha percezione certa. |