La Norvegia vieta gli allevamenti di animali da pelliccia.

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La Norvegia vieta gli allevamenti di animali da pelliccia. I nostri consigli per scoprire dove ancora si nasconde la crudeltà.
La notizia che la Norvegia chiuderà tutti gli allevamenti per la produzione di pellicce, come hanno già fatto altri dieci paesi europei, fa sperare che anche i temi dello sfruttamento degli animali da parte dell’uomo entrino finalmente nell’agenda della politica.
Che un cambiamento sia già in atto nella società è evidente anche nella scelta di alcuni noti marchi della moda di rinunciare, negli ultimi anni, alle pellicce per realizzare invece collezioni senza crudeltà, una decisione che incontra sempre più spesso la sensibilità delle persone, orientate verso scelte di acquisto consapevoli.
Nonostante questo l’industria della vanità uccide ogni anno 70 milioni di animali nel mondo, di cui il 58 per cento in Europa. Nei 20 allevamenti italiani di visoni trovano la morte, dopo vite atroci in gabbia, 200mila animali. La decisione del governo norvegese dà però nuova forza al nostro impegno affinché anche in Italia si arrivi a mettere al bando questa produzione.
La notizia offre inoltre un’occasione per riflettere sugli acquisti invernali che abbiamo fatto. L’invito è a dare un’occhiata ai cappucci e ai colletti dei nostri giubbotti o cappotti, alle finiture di guanti, cappelli, scarponcini e altro. Forse neanche ci siamo accorti di aver comprato un accessorio di abbigliamento con le guarniture in pelliccia. Lo dimostra il fatto che quando parliamo di pellicce la maggior parte di noi afferma di non averle mai comprate o avute. Questo perché si pensa ancora alla pelliccia intera, un capo quasi passato di moda.
La pelliccia negli ultimi anni è invece riapparsa, purtroppo in maniera diffusa, proprio nelle finiture, che tante persone credono essere di materiale sintetico solo perché magari si è acquistato un vestito o un accessorio a basso prezzo. Non è così: l’industria della pelliccia oggi è in grado di mantenere bassi i costi allevando gli animali in condizioni terribili e usando metodi violenti per ucciderli. Le vittime sono cani-procione (murmasky), visoni, conigli, volpi, ermellini, zibellini, scoiattoli, agnellini e anche cani e gatti.
Quando acquistiamo, facciamo attenzione alle etichette: dal 2012 in Europa tutti i capi con pelliccia, piume o pelle devono avere la dicitura “Contiene parti non tessili di origine animale”. L’unico modo per fermare questa crudeltà è decidere di non acquistarli.
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