“E giovedì iper gnocchi” Sugli articoli volutamente incompleti.

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Domenica 20 Luglio, sul quotidiano la Repubblica (che bisognerebbe smettere di comprare perché, quanto a sensibilità per la questione animale, fa veramente pena) si trova l’ennesimo articolo su come sarà la nostra alimentazione nel prossimo futuro o “next food”.

Come sempre neanche un minimo accenno al fatto che, se smettiamo di sfruttare gli animali – non umani – per fare i nostri vergognosi comodi in tutti i campi, ne guadagnano per primi proprio loro, gli ultimi, i più abusati esseri viventi sulla faccia della terra.

Si legge che avanzate ricerche nell’ambito delle biotecnologie, sostenute da nuovi super computer e algoritmi software iperevoluti permetteranno una svolta dopo il 2020, ma già si vedono i primi tentativi: hamburger in vitro, l’uovo vegetale, sostituti della carne e del formaggio basati su vegetali, grassi e proteine ricavati dalle alghe.

L’articolo sottolinea, a detta di Ettore Capoluongo (docente di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica all’Università Cattolica di Roma) che noi umani abbiamo due grossi problemi con l’alimentazione: i cibi sono impoveriti di nutrimento a causa dell’eccessivo sfruttamento delle colture e degli allevamenti, e che il grano troppo raffinato comporta l’aumento di malattie infiammatorie e intolleranze.

Manipolare il cibo in laboratorio ci permette di costruirlo esattamente come ci serve per stare in perfetta salute; un minimo accenno viene fatto riguardo alla ricaduta positiva di queste nuove condotte sull’impatto ambientale.

L’articolo si conclude con l’affermazione del già citato professore secondo il quale Il cibo biotecnologico sarà salutare, comodo ed etico, forse persino economico…

Etico solo ed esclusivamente nei confronti della salvaguardia ambientale, evidentemente, che ancora una volta, e non per caso, serve a noi umani per stare bene.

Della condizione degli animali cosiddetti “da reddito” quelli che ci conviene assimilare, quando raramente ci si pensa, a oggetti inanimati o cose, non si deve parlare; perché potrebbe capitare che la gente, dopo aver iniziato a riflettere sulla vergognosa ingiustizia di torturare e sfruttare quotidianamente miliardi di esseri viventi senzienti per il proprio egoistico piacere palatale, per rigidità mentale, ignoranza e cattive abitudini, allargasse anche la riflessione a più ampie vedute.

Potrebbero diffondersi ripensamenti circa il modo di condurre la personale vita di tutti i giorni che si basa in ogni ambito – e non soltanto in quello alimentare – sulla sofferenza animale e sostiene un sistema che si regge sulla crudeltà; cambiamenti di condotta come evitare l’acquisto di abiti e calzature, oggetti di arredamento, cosmetici, detersivi, farmaci, e qualsiasi cosa contenga derivati animali o comporti sofferenza degli stessi.

Di articoli così attualmente ne escono di continuo: ho commentato questo, uno per tutti, per far notare che molte novità, sopratutto in campo alimentare, prive di prodotti di origine animale sono rivolte egoisticamente soltanto a preservare il benessere umano e dunque sono ancora scelte dettate, nella maggior parte di casi, da una concezione antropocentrica della vita.

Talvolta, anche tra chi è sensibile alla causa animale, c’è chi sente di dover giustificare i propri comportamenti con motivazioni di salute o ambientali, come se non fosse lecito, quasi scabroso, affermare che si compie una scelta in primo luogo per il bene degli altri esseri senzienti.

Per essere etico nei confronti di tutti gli esseri viventi qualsiasi comportamento deve basarsi sulla premessa imprescindibile che l’amore è soltanto una questione di profondo rispetto dell’altro -nostro simile o diverso da noi – e della sua esistenza e che nessuna forma di vita può essere considerata di maggior valore rispetto a un’altra.

Niente su questo pianeta e forse nell’universo, sarà mai così adatto alla sopravvivenza e al benessere come l’amore, quello vero.

Caterina Servi Scarselli
per associazione Progetto Vivere Vegan

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