E'
possibile che si chiuda gli occhi, il cuore? E’ possibile
che l’uomo voglia vedere e sentire soltanto ciò che
fa comodo a lui stesso?
Deve essere proprio così.
Sono una veterinaria, ho sempre voluto fare il veterinario per gli
animali da reddito. Mi piaceva la vita in campagna, insieme con
i paesani, la vita semplice e rurale, come ho vissuto da bambina.
Il primo shock che mi colpì fu durante il mio tirocinio al
macello. Uno piccolo, in Germania del sud, non di grande capacità.
Ma lo stesso erano ogni giorno circa 30 i maiali che vi giungevano
morti: non erano sopravvissuti al trasporto. Infarto! Ma forse loro
sono stati i più fortunati, non hanno dovuto vedere, sentire
ciò che li attendeva all’arrivo…
Poi il lavoro nelle aziende. Mille maiali in stalla, sul cemento,
si mangiavano le code, le orecchie. I vitelli stavano al buio, le
vacche alla catena, i polli nelle gabbie. Non riuscivo più
a dormire la notte. Non potevo continuare a lavorare. Ho abbandonato
questo mestiere. Mi è passato l’appetito per la carne.
Ma ho continuato a mangiare formaggio e latticini, ho bevuto latte.
Avevo dimenticato (?) la prassi di togliere il vitellino alla mamma
subito dopo la nascita. Oggi ricordo ancora le grida delle mamme,
e quelle dei piccoli che volevano stare insieme con le mamme come
prevede la natura. Ma non lo si permetteva per non perdere neanche
una goccia del prezioso liquido bianco. Ho scacciato tutti questi
pensieri per ben 22 anni. Fino a quando Emilio-Giovanni ha incrociato
la mia strada.
45 kg di miseria, una macchia grande e nera lungo la strada che
porta a casa mia. Al primo momento ho pensato ad un cane abbandonato.
Non è stato facile metterlo in macchina, dargli i primi soccorsi:
aveva febbre alta, un raffreddore pazzesco. Non voleva mangiare.
Ma ce l’abbiamo fatta. Lui è fortunato, non ha dovuto
fare la stessa fine dei suoi fratellini che ogni anno nascono e
muoiono in modo strano nel Casertano, ormai sono circa 200.000.
E facendo la “mamma bufala” ho finalmente capito. Emilio-Giovanni
non voleva la bottiglia con il latte, cercava sempre la vicinanza
del corpo, il calore, le carezze… la mamma! Ho capito che,
chiudendo gli occhi ed il cuore, ho partecipato ad una crudeltà
immensa: Non volevo uccidere animali per mangiarli. Ma utilizzando
latte e latticini dovevano nascere dei vitelli. Vitelli che dalla
nascita alla morte erano condannati a soffrire.
La superproduzione di proteina animale in Europa è andata
oltre “il normale”. Senza pietà, senza coscienza.
Per il bene dell’uomo? Ormai si sa delle cause per il cancro
del colon, l’infarto e tante altre malattie. Dobbiamo ritornare
ad un’agricoltura più umana, più sana. Deve
iniziare un processo di riflessione, un cambiamento dei valori.
Io
non devo più vivere con una bugia. Sto benissimo, sono piena
di energia come sempre, anzi, forse ancora più energica.
Senza carne, senza latte, senza latticini.
Grazie a Emilio-Giovanni!
Dorothea
Castel Volturno (CE)
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