Animali vulnerabili

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Che cosa possono avere in comune i piccioni fiorentini con le balene antartiche? Geograficamente nulla: vivono a molti paralleli di distanza, e sono specie diverse, uccelli e mammiferi che hanno ambienti di vita quanto mai lontani: per i piccioni un adattamento alla città e alla vita che l’uomo organizza e impone al suo interno e per le balene i mari aperti del profondo Sud della Terra.

Eppure in questi giorni, almeno due notizie di cronaca s’intrecciano sui volatili tanto studiati e amati da Danilo Mainardi e le balene di melvilliana memoria. A Firenze, un uomo di origini senegalesi è stato sorpreso dai vigili urbani mentre attirava i piccioni a sé con molliche di pane per poi tagliar loro la testa con una cesoia ed esibire i brandelli dei corpicini agli automobilisti che si trovavano a passare da lì.

Mentre in Antardide si consuma ancora la mattanza giapponese di balene: quest’anno ad essere massacrate sono state 333 balene di cui 122 femmine in stato di gravidanza e 144 cuccioli. L’uccisione è avvenuta tramite arpioni e granate esplosive, un metodo che continua a essere oggetto di forti proteste, inascoltate come tutto il resto di questo rito di morte.

Che cosa allora accomuna questi due fatti apparentemente distanti tra loro, anche nelle motivazioni? il gesto dell’uomo a Firenze sembra quasi dovuto a una perdita di senno mentre le balene, è stato dichiarato, che sono state uccise per scopi scientifici.

Piccioni e balene sono uniti dall’efferatezza con la quale il genere umano si getta sulle creature più vulnerabili, perpetrando senza motivo una misura, l’uccisione, che in Natura esiste solo per proteggere le specie: come gli esemplari anziani di un gruppo che si sacrificano per salvare i più giovani.

Ma gli animali umani, che cosa hanno da conservare di se stessi agendo così? La ferocia?

Attirare con briciole i piccioni cittadini, affamati e vilipesi da tutti, dare la caccia e far esplodere con dinamite i corpi di femmine appesantite e più lente perché incinte e giovani inesperti al loro primo affacciarsi sul mondo sono azioni brutali di per sé, ma che ci lasciano ammutoliti, tanto che, noi vegani e antispecisti, facciamo fatica a sentirci appartenenti alla “specie umana”.

Ecco un bell’esercizio di stile per chi invece ne è orgoglioso, per chi pensa che il genere umano sia superiore agli altri animali e che la nostra specie possa permettersi tutto perché è l’unica ad aver prodotto “civiltà”!

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