Sheila

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Mentre scrivo Sheila è accovacciata nella cuccia accanto al letto e mi guarda con i suoi occhioni grandi
e profondi. Mai visto occhi così espressivi come quelli delle capre dallo sguardo carico di innocenza e dolcezza. Vive con me da dieci mesi, quando l’ ho adottata ne aveva circa due.
E’ bellissima, ha il manto tricolore: bianco, marrone e nero. Nella parte anteriore del corpo e del musino,
il marrone si mescola a sfumature scure, quasi nere, che si perdono nei suoi buffi lineamenti.

Sheila e’ molto affettuosa e dolce ma anche testarda e dispettosa. Vorrebbe stare sempre con me dentro casa. Cerca le coccole strusciandosi al mio corpo e quando può appoggiando la testina sulle mie gambe. Le piace essere spazzolata, al contrario di Serena (il cane di casa), che scappa quando vede il pettine, Sheila accorre. Risponde al suo nome e capisce molte parole e frasi ricorrenti. Quando fa qualcosa che sa di non dover fare mi guarda con uno sguardo colpevole o talvolta di sfida, scuote la codina in segno di disapprovazione e corre via saltellando.
Ha imparato a bussare alla porta quando vuole entrare in casa e anche quando vuole uscire. Se è socchiusa sa aprirla e riesce sempre ad entrare con qualche stratagemma anche quando non dovrebbe. E’ molto furba! Le piace andare in macchina e ascoltare la musica!
Spesso esprime il suo piacere in un modo molto buffo ed insolito, ruotando lentamente la testa in senso circolare e ogni volta che la vedo farlo non posso fare altro che mettermi a ridere!
Quando batte il sole in giardino si sdraia e se lo gode a pieno, esprime tutta la sua soddisfazione alzando il muso in alto e chiudendo gli occhi, è un piacere guardarla. E quando prendiamo il sole insieme si sdraia su di me o di fianco, contenta mentre le accarezzo il pelo così morbido.
E’ molto vorace, non smetterebbe mai di mangiare e si arrampica dappertutto per farlo. Adotta degli stratagemmi incredibili per raggiungere anche le foglie più alte, la sua ostinazione è difficile da descrivere. E’ un piacere guardarla mangiare, anche perché la sua alimentazione è esclusivamente vegetale.
E’ una giocherellona, corre in cerchio saltando ovunque in giardino, facendosi rincorrere e rincorrendomi e convive piacevolmente con Serena, tanto che sono addirittura “scappate” insieme per un giorno intero, a correre nei boschi.

Chi la conosce non può fare altro che volerle bene, soprattutto Nadia, mia mamma e baby sitter di Sheila, alla quale lei è affezionatissima.

Ripensare alla prima volta che l’ho vista, con la mia amica Dora, mi fa pero’ tornare la tristezza: era così sporca e spaventata, e ci guardava dal basso del suo corpicino magro e tremolante.Viveva in un recinto molto piccolo, insieme ad una ventina di altre capre. Nel recinto c’era solo una sorta di riparo costituito da un piccolo tetto di lamiera, intorno solo fango, niente cibo né acqua, per degli animali che hanno bisogno di arrampicarsi e mangiare in ogni momento. Non lontano un cumulo di detriti e rami insieme a delle capre morte. Vi erano anche dei poveri conigli terrorizzati, uno per ogni gabbia, anch’essi senza viveri. Non abbiamo potuto fare molto per tutti gli altri animali. Dopo aver salvato almeno Sheila abbiamo segnalato il maltrattamento alla protezione animali. Ma nulla è cambiato: nessuno si cura di animali “nati per morire“, tanto meno la legge. La storia di Sheila e’ legata ad un ricordo ancora piu’ triste. Il giorno stesso della sua liberazione, Iero, il compagno che doveva raggiungere è scomparso per non tornare più. Ma questa è un’altra storia, tormentata e dal finale tutt’altro che lieto. E il mio ricordo va anche a Maria, una sorellina di Sheila, presa qualche giorno prima e morta fra le mie braccia dopo soli due giorni di vita in liberta’ (uno dei quali in agonia) a causa di una grave malattia dovuta alle pessime condizioni igieniche in cui aveva vissuto.

Rabbrividisco quando vedo i cartoni di latte di capra (o di mucca) al supermercato e rabbrividisco quando penso che animali come Sheila vengono trattati come mera merce, reclusi e torturati per essere sfruttati e uccisi per il loro latte, la loro carne, la loro lana… Non capirò mai come la gente “normale” possa amare il proprio cane e gatto e mangiare animali uguali, capaci di soffrire e gioire in ugual misura, proprio come Sheila: e per questo sono vegana.

Helena
Reggello (Firenze)


Nelle foto: Sheila ed Helena

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